“Dimissioni? I motivi per cui le ho presentate sono peggiorati”. Stefano Bandecchi arriva di corsa, parcheggia in piazza Ridolfi e corre al bar di fronte, sempre “scortato” dagli assessori Marco Iapadre e Stefania Renzi.
Non si nasconde: “Evidentemente qualche movimento e qualche problema c’è, nel partito, altrimenti non si dimetteva qualcuno”, dice con riferimento a Lorenzo Filippetti, ormai ex coordinatore provinciale: “Avrà fatto qualcosa di cui ha colpa?”
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In consiglio comunale, dopo la conferenza dei capigruppo, dice: “Ci sono due modi di interpretare la politica: uno che ritiene che una volta eletto è superiore agli altri, uno che deve lavorare per gli altri. Io stringo le mani a tutti, anche a chi non mi ha votato. Se qualcuno non mi dà la mano, è cosa brutta. Poi non si meraviglino che parlo ai miei elettori.
Poi l’affondo: “Melasecche mi ha chiamato dicendomi “te l’avevo detto che lasciavi”. Le opposizioni qua sono tutte contente che me ne vada: Cecconi, Filipponi. Mi hanno fatto molto pensare al fatto che forse devo ritirare le dimissioni davvero. Ma io posso lasciare le diciannovemila persone che mi hanno votato in mano a questi scappati di casa?”.
E sul documento: “L’ho letto, mi fa piacere. Ma non prendo ordini da nessuno. Se risolveremo i problemi interni ritiro le dimissioni, Ma mi prendo tutti i 20 giorni per decidere”.