Le piccole e medie Imprese (PMI) dell’Umbria si trovano di fronte a una sfida significativa: la difficoltà nell’assunzione di personale con competenze digitali avanzate, fondamentali per l’adozione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Questo scenario è stato evidenziato durante la terza Giornata della cultura artigiana organizzata da Confartigianato a Pesaro, un evento focalizzato sull’innovazione e l’utilizzo dell’IA nel settore artigiano.
Secondo un’analisi basata su cifre fornite da Unioncamere e Istat, nel 2023 le PMI umbre hanno stimato la necessità di quasi 4.700 lavoratori dotati di competenze digitali avanzate. Tuttavia, quasi il 64% di queste figure professionali risulta difficile da reperire. Questo posiziona l’Umbria tra le prime tre regioni italiane per scarsità di tale personale, superata solo da Trentino e Friuli. A livello nazionale, la percentuale di difficoltà nel reperimento si attesta al 55%.
Le imprese artigiane non solo evidenziano una marcata carenza di competenze specifiche ma anche un approccio innovativo nell’uso dell’intelligenza artificiale. L’IA trova applicazione in una varietà di ambiti, dalla sicurezza informatica all’ottimizzazione dei processi produttivi, dimostrando la volontà delle PMI di adottare tecnologie avanzate per rimanere competitive. La difficoltà nel trovare personale qualificato non affligge solo l’Umbria ma rappresenta un problema diffuso in Italia, dove il 58,1% delle PMI lo identifica come la principale sfida, ancor più significativa di burocrazia o accesso al credito. La situazione è aggravata dalla specifica carenza di figure professionali come elettricisti e tecnici programmatori, fondamentali per gestire tecnologie emergenti quali big data analytics e robotica.
Per contrastare questa emergenza, sono state avviate collaborazioni con istituti di formazione tecnica e professionale, puntando a colmare il divario di competenze attraverso l’educazione. Marco Granelli, presidente di Confartigianato, sottolinea l’urgenza di una politica formativa adeguata per non perdere le opportunità di nuova occupazione generate dall’IA e per mantenere alta la competitività del made in Italy.