I dialoghi del bene, Zamagni: “Democrazia deliberativa per salvarla da chi la ritiene un intralcio”

L'economista ospite dell'ultimo appuntamento del 2024 della rassegna ideata e condotta da Sauro Pellerucci: "Non possiamo accettare che la democrazia si spenga come una candela".

“Proteggere la democrazia” è il tema del terzo incontro del ciclo “I dialoghi del bene”, organizzati e condotti da Sauro Pellerucci, founder di Pagine Si Spa e presidente dell’associazione “Io sono una persona per bene”. Ad introdurre l’evento il vicepresidente dell’associazione Roberto Romani. Presente in sala l’assessore alla cultura del Comune di Terni Michela Bordoni.

Il tema prende spunto dall’ultimo lavoro – una raccolta di saggi -di Stefano Zamagni, economista di fama nazionale e profondo conoscitore anche delle dinamiche politiche, oltrechè sostenitore di un’economia “civile”, quella che mette l’uomo al centro invece del profitto.

Zamagni nel suo saluto inaugurale si concentra sul concetto di “Welfare culturale”, ossia di una cultura che guardi al futuro: “La cultura ha una importanza strategica – sottolinea – e servono imprenditori illuminati come Pellerucci per evitare che il Paese ristagni”

“Uno dei problemi della nostra società è il disallineamento fra democrazia e mercato – spiega – oggi si può avere un’economia di mercato anche in paesi non democratici e questo è uno dei punti chiave: il capitalismo oggi non ha più bisogno della democrazia per fare profitto. L’esempio più evidente è la Cina. Eppure la democrazia nasce prima del mercato. Democrazia vuol dire governo con il popolo e per il popolo. Il principio democratico non si può ridurre a strumento in funzione del mercato. Dunque quale via intraprendere per riallineare questi due elementi? Usando il criterio del bene comune. Che è differente dal bene totale. Il bene comune è di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. Il bene totale invece riguarda solo la crescita economica. Che non combacia con lo sviluppo”.

L’antidoto alla democrazia imperfetta dei giorni nostri

Zamagni sottolinea come questo sistema abbia allargato le disuguaglianze sociali, particolarmente con l’arrivo dei cosiddetti “super ricchi”, fenomeno in aumento ai giorni nostri. Citando un documento sottoscritto negli Usa da molti super ricchi, fra i quali Elon Musk e il prossimo vicepresidente Vance, l’economista mette in guardia: “Il documento dice che la democrazia è un lusso che non ci possiamo più permettere e allora serve un governo oligarchico. Questo è un grave rischio, proprio perchè arriva da un Paese come gli Usa. Per cui la domanda da farsi è se vogliamo o meno invertire questo percorso, pensando al bene comune”.

Una democrazia sotto attacco, quella attuale, sottolinea Pellerucci, che sollecita l’economista a individuare gli strumenti adeguati per uscire dal tunnel: “La democrazia è diversa dal populismo. Quello di oggi è populismo perchè fa promesse al popolo- spiega Zamagni – Quel modello, elitistico competitivo non funziona più da 50 anni, da quando è nata la globalizzazione. Oggi domina una mentalità utilitaristica che scarta chi non produce. Dobbiamo superare questo concetto e tendere verso una democrazia deliberativa. Ma per destra e sinistra, anche solo parlarne è vietato, perchè questo manderebbe a casa tutti quelli che oggi hanno il potere. Il principio su cui si basa è che il cittadino suggerisca le linee da seguire a chi governa attraverso forum deliberativi: gli organi possono accetare o meno ma se rifiutano devono motivare la loro decisione”.

Pochissimi gli esempi in Italia in questo senso: la Regione Toscana e il comune e la provincia di Rimini hanno istituito dei forum deliberativi che hanno dato alcuni risultati: su tutti, Zamagni ha citato proprio l’esempio romagnolo che attraverso il forum ha varato 12 anni fa un piano strategico sulla messa in sicurezza del territorio che – accolto all’unanimità- ha evitato oggi al territorio di venire distrutti dalle recenti alluvioni: “Non possiamo accettare che la democrazia si spenga come una candela”. E ricorda che “il codice del terzo settore, approvato nel 2017 è un passo avanti verso la direzione giusta, perchè si passa dal regime concessorio a quello del riconoscimento”.

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