Manifattura umbra in crisi: aumento del 30 percento della cassa integrazione nel 2024

Nel 2024, l'Umbria registra un incremento del 30% delle ore di cassa integrazione. Sindacati allarmati: servono misure urgenti per fronteggiare la crisi.

Nel 2024, l’Umbria registra un aumento significativo delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’INPS, che raggiungono quota 6.450.551, segnando un +30% rispetto all’anno precedente, quando il totale si era fermato a 4.982.609 ore. Il dato, diffuso dall’Osservatorio dell’INPS, evidenzia una situazione di crescente difficoltà per il mercato del lavoro regionale.

A destare maggiore preoccupazione è l’incremento dell’87% della cassa integrazione straordinaria, destinata alle crisi aziendali più gravi e prolungate. Più contenuto, ma comunque significativo, l’aumento della cassa integrazione ordinaria, che segna un +16%. Tra le cause principali emergono il caro energia, la crisi del settore manifatturiero – in particolare dell’automotive – e le tensioni geopolitiche internazionali.

Tendenza opposta a livello nazionale

Se in Umbria la cassa integrazione straordinaria è in forte crescita, a livello nazionale si osserva un trend opposto, con una diminuzione delle ore richieste: da 96 milioni a 70 milioni. Questo contrasto accentua le preoccupazioni dei sindacati, che hanno avviato un tavolo di confronto con la Regione Umbria per affrontare la situazione.

Maria Rita Paggio, segretaria generale della Cgil Umbria, sottolinea che i numeri sono il riflesso della crisi della produzione manifatturiera: “Una condizione di difficoltà che noi denunciamo da tempo, con un’occupazione sempre più precaria e una popolazione lavorativa prevalentemente over 50, salari inferiori alla media nazionale e un taglio del cuneo contributivo che comporta, nelle fasce più basse, una perdita netta di 1.500 euro l’anno. Il quadro, nel suo complesso, desta grande apprensione”.

Dello stesso avviso Maurizio Molinari, segretario generale della Uil Umbria, che evidenzia come “l’incremento della cassa integrazione è un segnale evidente delle difficoltà del sistema economico regionale. Le cause sono molteplici, prima fra tutte il caro energia. Non possiamo permettere che le nostre aziende paghino tre-quattro volte di più rispetto ai paesi confinanti”. Inoltre, sottolinea l’impatto dell’incertezza globale sugli investimenti e sul mercato del lavoro: “Le imprese ricorrono sempre più spesso agli interinali, rendendo il lavoro sempre più incerto e precario. Una situazione sempre più insostenibile”.

La crisi dell’automotive e la sfida degli ammortizzatori sociali

Tra i settori più colpiti dalla crisi emerge l’automotive, che in Umbria coinvolge circa 7.000 addetti, tra diretti e indiretti. Angelo Manzotti, segretario generale della Cisl Umbria, evidenzia una criticità crescente: “Molte realtà stanno esaurendo gli ammortizzatori sociali tradizionali come la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, per cui si dovranno trovare strumenti in deroga per trattenere i lavoratori nelle aziende”.

La crisi del comparto, secondo Manzotti, è legata alla transizione all’elettrico: “La forte accelerazione imposta dall’Europa al passaggio all’elettrico non è stata accompagnata da una preparazione adeguata. Bisognerà ragionare in termini di riqualificazione e formazione del personale”. Inoltre, mette in luce un aspetto preoccupante per il tessuto economico locale: “La maggior parte delle aziende in difficoltà sono di piccole e medie dimensioni. Sono loro che maggiormente risentono di questa situazione e sono anche le imprese più a rischio perché usufruiscono di ammortizzatori limitati”.

Infine, i tassi di interesse ancora elevati e l’instabilità internazionale aggravano ulteriormente il quadro economico, rendendo necessario un intervento strutturato per evitare il peggioramento della crisi occupazionale in Umbria.

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