Umbria, report economico 2024: bassa produttività e calo demografico minano la crescita

Presentato alla Camera di Commercio dell’Umbria il report annuale sull’economia regionale. Investimenti in crescita, ma produttività e demografia restano sfide cruciali.

Grande affluenza venerdì mattina alla Camera di Commercio dell’Umbria, dove è stato presentato il report annuale “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”, che analizza l’andamento economico della regione in relazione alle Marche, alla Toscana e alla media nazionale. Tra i relatori principali figuravano Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, e Francesco De Rebotti, assessore regionale allo Sviluppo economico, Lavoro, Trasporti e Infrastrutture. Sono intervenuti inoltre Federico Sisti, segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, Luca Ferrucci, professore ordinario dell’Università di Perugia, e Paolo Guaitini, del Nucleo per la ricerca economica della Banca d’Italia di Perugia.

Durante la presentazione, sono stati illustrati dati e tendenze dell’economia regionale negli ultimi cinque anni, mettendo in evidenza punti di forza e criticità. In particolare, il presidente Mencaroni ha sottolineato che “i dati di questo report ci dicono che, pur tra difficoltà e zone d’ombra, l’economia dell’Umbria non esce affatto male nel confronto con la media nazionale e con Marche e Toscana”.

Crescita degli investimenti superiore alla media nazionale

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal report è la crescita degli investimenti delle imprese umbre. Tra il 2019 e il 2023, le immobilizzazioni totali sono aumentate del 37,4%, un dato superiore alla media italiana (+27,6%) e a quello di Marche (+26%) e Toscana (+29,6%). Questo significa che le imprese umbre hanno investito più delle loro controparti regionali, soprattutto in nuove infrastrutture, tecnologie e innovazione.

Tuttavia, la produttività per addetto resta inferiore alla media nazionale. Nel 2023, il valore aggiunto per addetto in Umbria è stato di 59.505 euro, un dato in crescita ma ancora distante dalla Toscana (65.883 euro) e sotto la media nazionale.

Settori trainanti e criticità del manifatturiero

L’analisi settoriale ha evidenziato che i comparti più dinamici sono stati alimentare, meccanica strumentale e costruzioni. Il settore edile ha registrato un +2,4% nell’occupazione e un incremento del 21,5% del valore aggiunto dal 2019. Anche il manifatturiero ha mostrato segnali di crescita, ma con un tasso di investimento inferiore rispetto a Marche e Toscana.

L’assessore De Rebotti, nel suo intervento, ha ribadito l’importanza di politiche mirate per sostenere la crescita, toccando temi chiave come “il caro energia, l’innovazione e la formazione”, sottolineando che serve una forte concertazione tra le forze economiche e sociali dell’Umbria.

Demografia e credito: due ostacoli alla crescita

Un altro nodo critico emerso dall’analisi è la demografia. L’Umbria registra un saldo naturale negativo di oltre 6.000 unità nel 2024, con un indice di vecchiaia di 366 anziani ogni 100 giovani, uno dei più alti d’Italia. Secondo le proiezioni, la popolazione regionale potrebbe ridursi di oltre 65.000 abitanti entro il 2042, influenzando mercato del lavoro e consumi interni.

Sul fronte del credito alle imprese, il report evidenzia una contrazione dei finanziamenti a partire dal 2023, con un peggioramento della qualità del credito soprattutto per il settore manifatturiero. Tuttavia, nel 2024 si registra una stabilizzazione dei tassi d’interesse, segnale di una possibile ripresa nel breve periodo.

Confronto con Marche e Toscana: l’Umbria si distingue

Rispetto alle regioni limitrofe, l’Umbria si distingue per una crescita del valore aggiunto per impresa del +33,4% dal 2019, superando la Toscana (+31,8%) e avvicinandosi alla media nazionale (+35,3%). Anche il numero di addetti per impresa è aumentato, raggiungendo 12,2 unità nel 2023, contro i 10,7 delle Marche e i 10 della Toscana.

Tuttavia, il costo del lavoro e dell’energia resta una sfida per molte aziende. In particolare, nel settore industriale, il costo dell’energia pesa fino all’11,4% sui costi di produzione, come nel caso di Acciai Speciali Terni, mentre in altre realtà, come Colacem e UmbraGroup, il costo del lavoro incide rispettivamente per il 14,9% e il 36% sui costi complessivi.

Quale futuro per l’economia umbra?

L’evento ha messo in luce un quadro complesso: l’Umbria è in crescita, ma deve affrontare sfide cruciali legate a produttività, credito e demografia. Secondo il presidente Mencaroni, “la regione ha mostrato una buona capacità di crescita, ma servono strategie per colmare il gap con la media nazionale”.

Nei prossimi anni, le politiche economiche e gli incentivi alle imprese saranno determinanti per garantire un futuro sostenibile alla regione e consolidarne il ruolo economico nel Centro Italia.

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