In Umbria, oltre 3.000 famiglie seguite dalla Caritas diocesana stanno affrontando gravi difficoltà abitative, una situazione che si estende in tutta la regione ma colpisce in particolare Perugia, dove si concentra quasi la metà dei casi, e Terni, con oltre 500 nuclei familiari coinvolti. Per far fronte a questa emergenza, la Chiesa ha deciso di fare del contrasto alla precarietà abitativa uno dei segni concreti del Giubileo, promuovendo la campagna “C’è un problema grande come una casa. Facciamoci casa”.
L’iniziativa mira a coinvolgere tutta la comunità, invitando i cittadini a donare presso la Caritas della propria diocesi. Tuttavia, il problema della casa non può essere risolto solo con la solidarietà: serve un impegno concreto anche da parte delle istituzioni per affrontare una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente.
Accanto alle famiglie già seguite dalla Caritas, esistono molte altre persone in difficoltà che, per vergogna o per altre ragioni, non chiedono aiuto. Alcuni riescono temporaneamente a trovare ospitalità presso parenti o amici, mentre altri hanno già perso la propria abitazione. Per questi ultimi, la Caritas mette a disposizione alloggi nei propri immobili diocesani e in strutture di accoglienza come il Villaggio della Carità di Perugia, che ospita 24 famiglie con l’obiettivo di aiutarle a ritrovare l’autonomia.
L’emergenza abitativa in Umbria si presenta come una vera e propria crisi sociale che richiede risposte strutturali e un maggiore coordinamento tra enti del terzo settore e amministrazioni locali. La campagna lanciata dalla Caritas rappresenta un primo passo verso un’azione più ampia e condivisa, nella speranza di offrire una soluzione concreta a chi oggi vive senza un tetto sicuro.
Don Marco Briziarelli, delegato regionale Caritas Umbria sottolinea alla TGR: “Avvieremo una grande raccolta fonti nelle diocesi per andare incontro alle tante famiglie che vengono a chiederci aiuto per bollette, affitti, per non perdere la casa. La famiglia umbra ha avuto un impoverimento grande: spesso è una famiglia con padre, madre e due figli, con stipendi che non coprono più le spese: molti sono italiani. Noi ci rivolgiamo anche ad Ater, siamo disposti a far incontrare domanda e risposta per le case che non vengono date in uso per piccoli problemi tecnici”
Secondo me la Caritas prima di dare numeri dovrebbe controllare le famiglie a cui presta soccorso,molte delle quali hanno un lavoro “non dichiarato”…e per colpa di queste persone ci va di mezzo chi realmente è bisognoso. Un po’ come per le case popolari date dal comune…
Questi sono i veri problemi degli italiani ma c’è chi pensa ad altro purtroppo
Tutto bene dice la Meloni, tranquilli !!!
Benvenuti nella realtà. O cambia l’Europa o qui si finisce male. Non si campa più