Dopo otto udienze, il tribunale ha assolto tre imputati accusati di aver favorito l’immigrazione clandestina attraverso un uso improprio del decreto flussi. La sentenza è arrivata nonostante la richiesta di condanna a quattro anni e sei mesi di carcere avanzata dal pubblico ministero Elena Neri per due dei tre coinvolti.
A processo erano finiti un ternano di 45 anni, all’epoca collaboratore di un patronato di Spoleto, un narnese di 74 anni e un imprenditore albanese di 41 anni, accusati di aver presentato richieste irregolari per far entrare lavoratori extracomunitari da impiegare nelle proprie aziende che però al 2020 non risultavano più operativa. Da qui l’avvio delle azioni ispettive.
L’indagine, condotta da Digos e Guardia di Finanza, ha portato all’attenzione 51 domande di ingresso per lavoratori stagionali provenienti da Marocco, Algeria, India e Bangladesh Tra il 27 e il 30 ottobre 2020, nel pieno dell’emergenza Covid, dal patronato di Spoleto sarebbero state inoltrate 23 domande a nome del 74enne e 29 per conto del 41enne albanese. Proprio per la posizione delle aziende, le pratiche non hanno avuto seguito, restando ad uno stato embrionale e la polizia ha subito avviato accertamenti sulla posizione degli immigrati.
La procura ha quindi portato a processo i tre con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il pm, nella penultima udienza, aveva chiesto l’assoluzione del ternano, ritenendo che la sua attività di intermediazione non avesse avuto effetti concreti, mentre aveva avanzato la richiesta di condanna per gli altri due imputati.
Ieri, il tribunale collegiale presieduto da Simona Tordelli ha emesso la sentenza: assoluzione per tutti e tre gli imputati, con formula piena per l’albanese e il narnese, e con la motivazione che “il fatto non costituisce reato” per il ternano. Soddisfazione per le difese dei due imputati.