Mobilitazione per il contratto alla Lidl, i sindacati: “Valorizzare i lavoratori, motore dell’azienda”

Sciopero nazionale dei lavoratori Lidl: adesione altissima e punti vendita chiusi, anche in Umbria. I sindacati chiedono aumenti salariali e una nuova organizzazione del lavoro.

Alta adesione e negozi chiusi in molte città italiane nella giornata di sciopero indetta per il rinnovo del contratto integrativo aziendale di Lidl Italia. Secondo le sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, l’adesione alla mobilitazione ha raggiunto l’80%, con “picchi del 100% in diversi punti vendita della penisola”. Un segnale chiaro, secondo i rappresentanti dei lavoratori, della crescente insoddisfazione per le risposte dell’azienda al tavolo delle trattative.

La multinazionale tedesca dei discount, attiva in Italia con oltre 700 punti vendita e più di 23mila dipendenti, è finita al centro delle proteste per la mancata accoglienza delle richieste su due fronti prioritari: aumento salariale e riorganizzazione del lavoro. “La multinazionale – spiegano i sindacati – non ha accolto le richieste avanzate al tavolo di trattativa su punti fondamentali per il benessere e la dignità professionale dei dipendenti”.

In Umbria la mobilitazione ha avuto uno dei suoi momenti più significativi a Narni, dove nella mattinata di sabato 24 maggio si è svolto un presidio davanti al punto vendita Lidl, rimasto chiuso per tutta la durata della protesta. “Fa assolutamente piacere vedere la partecipazione dei lavoratori che hanno risposto in modo consapevole”, hanno dichiarato Lucia Rossi (Filcams Cgil), Sergio Sabatini (Fisascat Cisl Umbria) e Massimiliano Ferrante (Uiltucs Umbria), presenti all’iniziativa.

Le sigle sindacali sottolineano come i lavoratori abbiano contribuito in maniera decisiva alla crescita dell’azienda, e chiedono che ciò venga riconosciuto anche a livello contrattuale. “Con i loro sacrifici hanno compartecipato in modo evidente al fatturato dell’azienda”, affermano in una nota congiunta. “La società guadagna ed è giusto che il fatturato venga redistribuito a livello nazionale. Non è solo una questione economica, ma si tratta anche di conciliare vita e lavoro, a maggior ragione in una realtà dove la maggior parte delle lavoratrici sono donne”.

Analoghi presidi e adesioni allo sciopero si sono registrati anche in altri punti vendita dell’Umbria, confermando un diffuso malcontento che coinvolge l’intero territorio nazionale. Il blocco di alcune attività commerciali ha rappresentato un gesto simbolico ma concreto, volto a richiamare l’attenzione pubblica e istituzionale sulla necessità di condizioni di lavoro più eque.

Le richieste dei sindacati mirano a un rinnovo contrattuale che valorizzi il ruolo strategico dei dipendenti nei successi economici dell’azienda, proponendo un miglioramento della qualità della vita lavorativa attraverso una più equa distribuzione dei carichi, una pianificazione oraria meno stressante e un incremento delle retribuzioni.

Lidl Italia, da parte sua, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito all’esito della mobilitazione e agli sviluppi delle trattative. Intanto, i rappresentanti sindacali non escludono ulteriori azioni di protesta qualora non vi siano segnali concreti di apertura: “Il contratto integrativo deve riflettere il valore delle persone che ogni giorno fanno vivere i negozi Lidl. Non ci fermeremo finché non sarà riconosciuto”. Lo stesso sciopero è andato in scena in Francia, dove la Lidl ha lo stesso problema.

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