Deturpata targa in memoria di Ilaria Sula: “Non sappiamo nemmeno difendere il suo ricordo”

Un gesto gravissimo nella sede dello Studium 6: sulla targa in aula, la parola “femminicidio” è stata rimossa a penna. Sdegno e condanna da istituzioni e mondo accademico

È accaduto all’interno di un’aula dell’Università degli Studi di Salerno, ma il gesto ha colpito l’intero Paese: la targa commemorativa dedicata a Ilaria Sula, la giovane studentessa ternana uccisa brutalmente dall’ex fidanzato Mark Samson, è stata deturpata, e non in modo qualunque: la parola “femminicidio” è stata cancellata a penna, proprio quella parola che ne riassume la tragica fine, il contesto, la violenza sistemica di cui è stata vittima.

Un gesto che colpisce due volte: Ilaria e tutte le donne

La targa, posizionata simbolicamente su una sedia d’aula, riportava un messaggio diretto e potente:
“Questo posto è riservato a Ilaria Sula – uccisa per femminicidio. Oggi sarebbe dovuta essere a lezione anche lei”.

Cancellare proprio quel termine, femminicidio, è un’azione che assume i connotati di un nuovo oltraggio, un gesto che prova, ancora una volta, a negare, minimizzare, oscurare la natura della violenza subita. A denunciarlo pubblicamente è stato il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’ateneo, che attraverso i propri canali social ha espresso sconcerto e ferma disapprovazione.

“Un gesto che offende la memoria di Ilaria Sula e di tutte le vittime di violenza”, si legge nella nota ufficiale, “e contrasta profondamente con i valori di rispetto, inclusione e responsabilità civile che ispirano quotidianamente le nostre attività di ricerca, didattica e terza missione”.

Reazioni: rabbia, dolore, responsabilità

Non si è fatta attendere la reazione della consigliera regionale Maria Grazia Proietti, che ha pronunciato parole cariche di dolore e denuncia:
“Non sono bastate le coltellate, non averla gettata in una valigia, no ancora non basta. Bisogna cancellare il suo femminicidio”.

Un’accusa dura, diretta, che evidenzia come anche un gesto apparentemente piccolo, come una scritta rimossa, rappresenti una forma di violenza simbolica. Una violenza che continua, si insinua, cerca di riscrivere i fatti, di cancellare i nomi e le cause, rifiutando il riconoscimento della matrice di genere che sta dietro a molte tragedie.

“Anche un nome su una targa dà fastidio?”, si chiede amaramente la consigliera. E rivolgendosi direttamente alla giovane vittima, aggiunge: “Scusa Ilaria, scusa alla sua famiglia. Non sappiamo neppure difendere il tuo ricordo, il tuo nome, la tua morte”.

Il dovere di ricordare, il diritto di denunciare

L’università ha riaffermato il proprio impegno nella lotta contro la violenza di genere, ricordando che non si tratta di un impegno teorico, ma di un’azione concreta, quotidiana, portata avanti con studi, incontri, sensibilizzazione. “Continueremo a promuovere consapevolezza e responsabilità”, ha ribadito il Dipartimento, “difendendo i diritti fondamentali e costruendo una comunità sempre più attenta, solidale e libera da ogni forma di discriminazione”.

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