Sovraffollamento, poco personale e nessun protocollo per le crisi: così il carcere di Terni è una polveriera

Il sindaco Bandecchi: "Carceri simbolo di come non funziona l'Italia, con poco personale situazioni inevitabili". L'assessore Barcaioli: "Impossibile fine rieducativo". La Fns Cisl: "Trasferire subito i detenuti coinvolti". Osapp: "Sistema penitenziario al collasso"

L’ultimo recente episodio di violenza al carcere di Terni, culminato con un incendio, il ferimento di un agente e la devastazione di due reparti, è il sintomo chiaro che la situazione è ormai ben oltre il limite: sovraffollamento (600 detenuti invece di 422), personale di polizia sotto organico, strutture carenti e malfunzionanti, assenza di una rems. Problemi sollevati sia da chi difende i detenuti, sia dal sindacato di polizia. Su fronti opposti, ma uniti dalla richiesta di intervento: soltanto chi vuole girarsi volontariamente dall’altra parte può fare finta di non vedere.

Il giorno dopo, sono in tanti ancora a sollevare il problema. Ultimo in ordine di tempo il sindaco di Terni Stefano Bandecchi, che parlando a Tag 24, la testata di Unicusano dice:  “La gestione delle carceri italiane è pessima,  il problema non riguarda Terni, bensì tutta l’Italia. Funzionano male come tante cose in Italia. Nel carcere di Terni rischiamo di avere il doppio degli ospiti rispetto a quelli che potrebbe effettivamente. Siamo sotto organico per quanto riguarda i controlli pertanto certe situazioni stanno diventando inevitabili anche perché le carceri italiane spesso sono piene di malati psichiatrici, piuttosto che di veri e propri criminali”.

Per il sindaco e presidente della Provincia di Terni “i detenuti con patologie psichiatriche andrebbero prima trattati in maniera completamente diversa”. “Data questa situazione – ha aggiunto – non possiamo pensare di avere atteggiamenti ‘normali'”. Servirebbe una Rems, che non c’è a Terni e in tutta l’Umbria. Lo ha detto anche Sergio Sottani, procuratore di Perugia inaugurando l’anno giudiziario, trovando sponda nella presidente di Regione Stefania Proietti, ma è chiaro che senza un intervento del ministero della Giustizia non si muoverà nulla perchè la Regione non ha competenze in materia e null’altro può fare se non eventualmente individuare gli spazi idonei.

“Di tutto ciò che riguarda le carceri italiane salvo soltanto le guardie carcerarie e tutta l’organizzazione carceraria perché essendo da sempre sotto organico svolgono un lavoro eccellente, rischiando la vita tutta giorni a fronte di stipendi da fame”, conclude Bandecchi.

La Regione: senza personale, impossibile rieducazione

In tutto questo, sicuramente non aiuta un decreto sicurezza che aumenta i reati – e quindi la punibilità delle persone – andando ad intasare ancora di più un sistema al collasso. Fabio Barcaioli, assessore regionale al welfare, ci mette il carico: “La politica repressiva, basata sull’inasprimento delle pene e sull’introduzione di nuovi reati, porta a un aumento del sovraffollamento carcerario e al peggioramento delle condizioni di detenzione”, scrive in una nota “Nel contempo – ha affermato Barcaioli -, il personale del sistema giustizia non viene potenziato, gravando così su chi quotidianamente ne sostiene il peso. Questi elementi complicano il percorso di reinserimento sociale e alimentano un clima di tensione e disagio, che si riflette nei frequenti episodi di violenza che purtroppo continuiamo a registrare”.

Un quadro drammatico, che impedisce da un lato l’azione di controllo della Polizia Penitenziaria e dall’altro l’applicazione dell’articolo 27 della Costituzione, che rimanda al “fine rieducativo della pena: “Se da una parte stiamo cercando di portare avanti progetti importanti di inclusione socio-lavorativa e formativa all’interno delle carceri, dall’altra senza un adeguato incremento di personale e senza strutture funzionali è molto difficile garantire sicurezza e qualità della vita, per gli agenti, per i detenuti e per il personale”, dice l’esponente di AVS.

Per Barcaioli è indispensabile riattivare con urgenza il Prap, il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, in Umbria, anche per evitare che vengano dirottati aalla Toscana in Umbria (e particolarmente a Terni), come ora accade, i detenuti psichiatrici che sono i più pericolosi. Dovrebbe avvenire entro l’anno, come aveva anticipato il Sappe, ma intanto, dopo quasi 6 mesi, la situazione non migliora

Qualche progetto è comunque partito: come “Amadè”, che coinvolge direttamente la casa circondariale e vede la collaborazione del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti. “Il progetto – spiega Barcaioli – integra i percorsi formativi interni con quelli della scuola esterna, offrendo ai detenuti strumenti per la loro reintegrazione sociale attraverso l’istruzione e la formazione professionale”. “Il carcere – ha sottolineato ancora l’assessore – deve diventare sempre più uno spazio dove ricostruire senso, competenze e dignità”

Fnp Cisl e Osapp: fare presto

I sindacati, nel frattempo, battono i pugni sul tavolo. Sappe ha chiesto il rimpatrio dei detenuti extracomunitari e la dotazione di strumenti  di tutela e garanzia non letali come i flash ball ed i bola wrap, oltre all’aumento del personale di polizia. La Fns Cisl Umbria, per bocca del segretario generale aggiunto Riccardo Laureti ribadisce la necessità di trasferire i detenuti protagonisti delle proteste ma anche di “porre un freno e bloccare immediatamente, le assegnazioni dei detenuti di media sicurezza dalla Toscana all’Umbria”

Osapp, attraverso il segretario Roberto Esposito ha chiesto una verifica una verifica dell’agibilità della sezione interessata prima di riportare i lavoratori a svolgere il proprio compito istituzionale: “Una misura volta a garantire la sicurezza degli agenti in un ambiente di lavoro già messo a dura prova”. Il sindacato, che chiede a gran voce rinforzi per il personale di Polizia, parla di “assenza di protocolli che portano alla necessità di improvvisare, basandosi unicamente sulla propria esperienza e sul proprio coraggio. senza direttive chiare e standardizzate che potrebbero garantire una gestione più sicura ed efficace dell’emergenza”. L’immagine di questa situazione secondo Osapp è quella del personale che “ricorre al riparo nel box mentre questo viene distrutto dall’esterno del detenuto in escandescenza

Poliziotti scarsamente equipaggiati e assediati perchè non tutelati: “Il problema non è quindi la violenza dei singoli – conclude- ma una criticità sistemica che lascia gli operatori senza gli strumenti adeguati per fronteggiarla”.

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