Sciopero alla Lidl di Terni: “Salari più equi e maggiori tutele”

Presìdi a Terni e chiusure in vari punti vendita: i sindacati chiedono salari equi e stabilità contrattuale

Protesta del personale Lidl, in tutta Italia con un presidio a Terni organizzato presso il punto vendita di Borgo Bovio. Lo sciopero nazionale, proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, mira a ottenere dalla multinazionale tedesca miglioramenti concreti al contratto integrativo aziendale, con rivendicazioni chiare: «salari più equi, migliori condizioni di lavoro e maggiore stabilità contrattuale».

La mobilitazione ha fatto registrare un’adesione particolarmente alta anche nella regione. «C’è sicuramente soddisfazione per la consistente partecipazione allo sciopero – ha dichiarato Sergio Sabatini, segretario della Fisascat Cisl di Terni – nonostante i tentativi dell’azienda di ostacolarlo. Una protesta nazionale che ha avuto un’importante risonanza mediatica e che punta ad ottenere condizioni più giuste ed umane per i lavoratori».

In diverse località umbre, l’agitazione ha avuto un impatto diretto sulle attività quotidiane dei supermercati. «Alcuni negozi – ha spiegato Luca Trovati, funzionario della Filcams Cgil di Perugia – hanno provato ad aprire, nonostante fossero presenti solo il responsabile e pochissimi altri dipendenti, senza poter garantire il servizio. È accaduto a Città della Pieve, Spoleto e Perugia. In altri casi, l’adesione è stata totale e i punti vendita sono rimasti chiusi».

La protesta odierna rappresenta un nuovo capitolo di una vertenza che va avanti da mesi. «Dopo un lungo confronto – ha aggiunto Trovati – l’azienda ha presentato il 10 luglio una nuova proposta economica: 30 euro mensili in buoni spesa e un una tantum di 100 euro netti l’anno. Si tratta di un’offerta insufficiente, che non riflette né il valore del lavoro svolto né i risultati ottenuti da Lidl in Italia».

Secondo i sindacati, i numeri dell’azienda parlano chiaro: oltre 1,3 miliardi di euro di utili e un piano di espansione che prevede 1.000 punti vendita entro il 2026, con un fatturato previsto superiore ai 7 miliardi di euro. A fronte di questi dati, i lavoratori giudicano «riduttiva» l’offerta contrattuale ricevuta. «È una proposta che non riconosce il contributo fondamentale dei dipendenti al successo dell’azienda», ha sottolineato Trovati.

Il presidio di Terni si è svolto in modo ordinato ma determinato, con la partecipazione attiva dei dipendenti e il supporto delle organizzazioni sindacali. Le sigle promotrici fanno sapere che, in assenza di segnali concreti da parte dell’azienda, non sono escluse nuove azioni di mobilitazione nelle prossime settimane.

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