“Me ne vado avendo assaporato gli ultimi bocconi di vita in maniera forte e consapevole”: con una lettera lucida e profonda, la giornalista perugina Laura Santi ha salutato amici, familiari e colleghi prima di ricorrere alla morte medicalmente assistita.
“Dopo anni di progressione di malattia e dopo l’ultimo anno di peggioramento feroce delle sue condizioni, le sue sofferenze erano diventate per lei intollerabili” sottolinea il marito.
“Quando leggerete queste righe io non ci sarò più, perché avrò deciso di smettere di soffrire”. Con queste parole si apre il messaggio lasciato da Laura Santi, giornalista di Perugia, che ha scelto di porre fine alle proprie sofferenze tramite l’auto-somministrazione del farmaco letale, avvenuta nella sua abitazione. Una decisione maturata nel tempo, dolorosa e consapevole, che ha voluto condividere pubblicamente attraverso una lettera di commiato in cui ha raccontato la sua battaglia, la sofferenza crescente e la libertà rivendicata fino all’ultimo respiro.
Nella lettera, Santi ha spiegato con lucidità come la malattia l’avesse progressivamente privata di una vita che considerava degna: “Non riuscire più a compiere il minimo gesto. Non più godere della vita, non più godere delle relazioni sociali. Che è quello che fa per me una vita dignitosa.” Ha raccontato di aver avuto il tempo per riflettere, cambiare idea, rimandare. Ma anche per assaporare gli ultimi istanti, osservando ogni dettaglio del mondo circostante, “ogni angolo, ogni luogo, ogni volto, ogni persona, ogni cielo, ogni colore”. Un congedo dalla vita vissuto con profondità e attenzione, come se ciascun frammento avesse un significato nuovo e definitivo.
Santi ha messo in evidenza quanto fosse difficile compiere un passo tanto estremo, nonostante la determinazione: “Anche nella certezza della mia decisione si tratta del gesto più totale e definitivo che un essere umano possa compiere, ci vogliono sangue freddo e nervi d’acciaio”, ha scritto. In un passaggio particolarmente toccante, ha invitato chi la conosceva a immaginare il dolore quotidiano, invisibile agli occhi, celato dietro i sorrisi e le foto condivise sui social, che testimoniavano una vitalità che ormai non c’era più.
“Fate lo sforzo di capire”, ha chiesto. Un appello empatico rivolto a tutti, affinché si comprenda ciò che spesso resta celato dietro le apparenze: la fatica, la perdita progressiva di sé, la privazione di una vita piena. Ha ringraziato il marito Stefano, le assistenti, la famiglia, gli amici, i colleghi, i conoscenti e i compagni di attivismo e di malattia, dedicando a ciascuno un ideale abbraccio: “Fate conto che io vi stia salutando e abbracciando. La mia vita è stata piena anche grazie a voi”.
Nel suo saluto ha ricordato con affetto la città di Perugia, le amiche di una vita, e ha citato chi l’ha sostenuta in questa scelta, in particolare l’Associazione Luca Coscioni, che ha reso possibile il suo diritto all’autodeterminazione: “Ho potuto vincere la mia battaglia solo grazie agli amici dell’associazione Luca Coscioni”, ha scritto, invitando a difendere i diritti individuali, messi oggi secondo lei duramente alla prova.
Santi ha poi denunciato l’attuale quadro politico sul tema del fine vita, parlando di “sproloquio senza fine”, “ingerenza cronica del Vaticano” e “incompetenza della politica”. Ha definito il disegno di legge in discussione come “un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti”, rivolgendosi direttamente ai cittadini affinché si attivino: “Pretendete una buona legge, esercitate il vostro spirito critico, fate pressione, organizzatevi e non restate a guardare, perché potrebbe un giorno riguardare anche voi o i vostri cari”.
Il suo ultimo desiderio, consegnato alla memoria collettiva, è racchiuso in una frase potente e definitiva: “Ricordatemi come una donna che ha amato la vita”.
Il ricordo dell’Associazione Coscioni
Laura Santi “ha dovuto affrontare un lungo e complesso iter giudiziario, civile e penale, per vedere riconosciuto il diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito”. Lo sottolinea l’associazione Luca Coscioni che ha seguito passo passo il suo iter. Dopo tre anni dalla richiesta iniziale alla Asl, due denunce, due diffide, un ricorso d’urgenza e un reclamo nei confronti dell’azienda sanitaria, “solo” nel novembre 2024 – si legge nella nota – ha ottenuto una relazione medica completa che attestava il possesso dei requisiti stabiliti dalla sentenza 242\2019 della Corte costituzionale e a giugno 2025 la conferma dal collegio medico di esperti e poi del comitato etico sul protocollo farmacologico e sulle modalità di assunzione.