“Ripartire dalla città per rilanciare l’università”: la visione di Simone Liti (CISL) per il futuro di Terni

Formazione, partecipazione, attrattività: “Serve una governance condivisa e un progetto che unisca”

Simone Liti

Perché la CISL, e lei personalmente, avete deciso di partecipare a un evento dedicato all’università?

Perché l’università non è un tema settoriale, ma trasversale. Anche se mi occupo del settore metalmeccanico e della tutela dei lavoratori, credo che la formazione sia alla base di qualsiasi sviluppo. Terni ha bisogno di spazi di confronto aperti e partecipati. L’università deve essere centrale in questi processi, perché non si può costruire un futuro senza conoscenza.

Come si inserisce il tema universitario nello scenario socioeconomico attuale di Terni?

L’Umbria soffre, ma Terni soffre di più. Qui la mancanza di ricerca, innovazione e creatività è ancora più evidente. Se vogliamo costruire speranza, dobbiamo ripartire da qui, accettando le sfide della contemporaneità – ambientali, sanitarie, geopolitiche. L’università può e deve essere uno strumento per dare senso e futuro alla città, prendendosi cura delle persone.

Ha accennato a una visione che unisca le forze del territorio. Cosa intende esattamente?

Serve un progetto condiviso, trasversale alle forze politiche, economiche e sociali. Non possiamo più permetterci divisioni. Ho apprezzato molto le parole del nuovo Magnifico Rettore Massimiliano Marinelli, che ha parlato di ascolto autentico e partecipazione diffusa in un incontro con la CISL Umbria. Questo deve diventare metodo e pratica quotidiana. .

Quali leve reputi fondamentali per rendere Terni davvero attrattiva per i giovani?

L’attrattività è un punto dolente. Terni è più isolata rispetto ad altri territori. Se non creiamo condizioni per trattenere e accogliere giovani, tutto resterà un’idea romantica. Servono aziende pronte ad assorbire competenze, sinergie vere con il sistema produttivo, e soprattutto una governance che metta a sistema questi elementi.

In sintesi, qual è il tuo appello finale alla città?

Terni deve tornare a pensare in grande. Ha una storia industriale straordinaria, ha avuto persino un premio Nobel. Oggi deve puntare sulla cultura, la ricerca e la formazione. Solo così potrà affrontare le grandi sfide – digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità – e restituire speranza alle nuove generazioni.

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