Professoressa Leonelli, durante l’evento “Terni Città Universitaria” ha detto che la vera domanda non è perché l’università fatichi a crescere, ma perché continuiamo a non fare sistema. Cosa intende esattamente?
Intendo che il problema principale non sta solo nella difficoltà tecnica o organizzativa dell’università ternana, ma in un deficit culturale di fondo. Troppe iniziative, anche ambiziose, in questa città nascono e poi abortiscono. Non riescono a consolidarsi perché manca la capacità collettiva di fare sistema, di sostenere ciò che si costruisce. C’è bisogno di struttura, continuità, visione.
Ha citato gli anni Novanta come un momento importante di slancio. Cosa è successo dopo?
Ho vissuto quel passaggio con grande speranza: nacquero corsi come Ingegneria dei Materiali o Medicina. Erano segnali forti, ma non sono stati trasformati in un sistema. Oggi quelle esperienze sopravvivono in modo ridotto, isolato. Non sono diventate un volano strutturato per il territorio. Mancava, e manca ancora, una leadership cittadina in grado di aggregare, progettare, spingere in una direzione comune.
Chi chiama in causa? Dove individua le responsabilità?
La responsabilità è diffusa. La borghesia cittadina, le istituzioni, le rappresentanze economiche e sociali: tutti sembrano incapaci di fare squadra. Terni ha energie ed eccellenze, ma le disperde. Ha potenziale, ma non lo canalizza. Ognuno lavora per conto proprio, e questo rende impossibile costruire un’identità universitaria solida e duratura.
Il risultato, secondo lei, qual è?
I giovani vanno via. Non perché siano attratti a tutti i costi da fuori, ma perché qui non vedono un’offerta strutturata. E chi resta si ritrova in una realtà disarticolata: sedi sparse, servizi scarsi, per cui si ha l’impressione di stare in una “scuola superiore peggiorata”. Questo non è accettabile se si vuole crescere come città universitaria.
Cosa manca davvero, in concreto, per costruire un’università attrattiva a Terni?
Premetto che una tradizione universitaria, accademica in senso forte non si costruisce in tempi brevi. Se si vuole una presenza universitaria stabile a Terni occorre anche sostenere “l’università del quotidiano”: trasporti funzionali, mense, biblioteche, luoghi di studio e socializzazione. Senza questi elementi, l’università resta un corpo estraneo alla città. Se Terni vuole davvero diventare una città universitaria deve cambiare passo, con coraggio e consapevolezza. Serve un progetto comune, che individui priorità perseguibili superando spinte alla frammentazione delle iniziative.