Partiamo da una sua frase forte: “La formazione è già il nostro presente”. Cosa intende esattamente?
Troppo spesso pensiamo ai giovani come i cittadini del futuro, ma in realtà i giovani, oggi, già sono il presente ed è insieme alla loro formazione che possiamo definire chi siamo e dove andiamo. Come sindacalista e come cittadino, vedo nei giovani delle scuole superiori idee e visioni molto più chiare di quanto si pensi. Ma queste potenzialità rischiano di andare altrove se non trovano un territorio che le raccolga e le stimoli.
In che senso il territorio non è ancora pronto?
Oggi Terni deve fare uno sforzo collettivo per essere attrattiva. L’offerta formativa deve essere adeguata alle sfide del presente e del futuro: penso alle sfide degli obiettivi europei 2030-2050 sui temi dell’energia, dell’ambiente, della digitalizzazione, della circolarità etc.. Ma non basta mettere in piedi corsi universitari. Bisogna costruire un ambiente di vita che inviti a restare o venire qui a studiare.
Quali sono le condizioni che mancano per attrarre studenti?
Accessibilità agli alloggi, trasporti efficienti, strutturalità di agevolazioni fiscali, servizi adeguati, qualità delle relazioni umane e sociali. Sono queste le vere infrastrutture della formazione. Abbiamo tra le tante proposte fatte in questi anni suggerito, ad esempio, forme di co-housing tra studenti e anziani soli: un modo per unire solidarietà, rigenerazione urbana e welfare diffuso. Ma serve anche immaginare una nuova città, non solo recuperare e restaurare edifici. Serve una visione di quello che vogliamo essere tra qualche anno in termini di lavoro, comunità e società.
Questo tocca anche il tema della giustizia sociale?
Assolutamente. Non è solo una questione urbanistica. È un tema di dignità. Se non rendiamo la città vivibile per chi studia, chi ha meno mezzi e meno opportunità sarà sempre penalizzato. E Terni non può permettersi di perdere ancora pezzi di futuro. O la formazione e la creazione di competenze diventa centrale, o continueremo a svuotarci.
A proposito di svuotamento: i numeri sono davvero allarmanti.
Sì. Oggi, 25 ragazzi su 30, dopo il diploma o la laurea, lasciano l’Umbria. Questo è un dato che non possiamo più accettare come “normale”. Va rovesciato. E per farlo, bisogna collegare formazione e sviluppo locale in modo strutturale.
Qual è allora il ruolo delle imprese in questo disegno?
Centrale e fondamentale. Le aziende devono essere parte attiva nei processi di formazione e cambiamento. La filiera tra scuola, università , lavoro e strumenti finanziari a sostegno come avviene in altre regioni non può essere un optional. Solo se la formazione è ancorata a una visione concreta di sviluppo possiamo generare occupazione, benessere e futuro. Senza, continueremo ad assistere a un esodo che ci impoverisce.