Durante l’evento “Terni Universitaria”, lei ha parlato di una “ricostruzione culturale” per la città. Cosa intende?
Terni ha conosciuto la distruzione più volte, ma ogni volta ha saputo rialzarsi. Tuttavia, la ricostruzione non può essere solo materiale. Deve essere culturale. Serve una nuova idea di città: consapevole della propria storia, orgogliosa della propria identità. E in questa nuova visione, l’università deve avere un ruolo centrale. Non come sede periferica, non come succursale dimenticata, ma come parte integrante della comunità.
Qual è, allora, secondo lei, il ruolo dell’università in una città come Terni?
Un’università vera non è un’ospite occasionale. Deve insegnare, trasformare, ispirare. Deve essere radicata nel tessuto urbano e sociale. Non possiamo accontentarci di chiedere aiuti o elemosinare corsi di studio. Dobbiamo costruire un’identità universitaria forte, fatta di cultura, di solidarietà, di resistenza. L’università non è un lusso. È una necessità civile.
Che tipo di città dovrebbe ospitare questa nuova università?
Una città che si conosce. Che non dimentica la propria storia, ma la trasmette. Una città che sa fare sistema, che valorizza le sue competenze e le sue eccellenze. Una città dove i giovani non sono di passaggio, ma trovano stimoli, opportunità, futuro. Dove l’università è casa, non transito.
E la classe dirigente? Che ruolo ha in questo processo?
Deve smettere di pensare in termini di carriere personali. Serve un progetto collettivo, una visione condivisa. Il futuro non si costruisce da soli, si costruisce insieme, mettendo al centro il bene comune, l’educazione come servizio pubblico, la conoscenza come motore di civiltà. Il futuro è nelle mani del presente, sì, ma è anche nella testa della storia.
In sintesi, qual è il messaggio che vuole lasciare a Terni e ai suoi cittadini?
Sognare è necessario. Ma bisogna farlo con i piedi nella storia e le mani nel presente. Terni ha tutte le carte per diventare una città universitaria vera, viva, orgogliosa. Ma deve volerlo. Deve riconoscersi. Deve rispettarsi. È il momento di costruire, insieme, una nuova cultura civica.