Le stagioni universitarie

Dalla primavera delle visioni accademiche a un inverno da superare: la riflessione di Sauro Pellerucci sul ruolo strategico dell’università a Terni e sul suo futuro

Sauro Pellerucci

L’Università a Terni ha vissuto la sua primavera, produttrice di visioni accademiche, ricca di relazioni con le istituzioni e le multinazionali del territorio. A questa prima entusiasmante stagione è seguita quella estiva, la conseguente crescita del numero degli iscritti ma non dello sviluppo organico necessario a guidare il futuro con consapevolezza.

La città universitaria, eterodiretta e guidata da luoghi evidentemente lontani, non ha saputo riconoscere l’arrivo dell’inevitabile, ma prevedibile, stagione autunnale e la conseguente fase di caduta dei rami secchi. Questi, attraendo il nostro sguardo verso il basso, ci hanno fatto perdere di vista anche l’orizzonte temporale, dato che oggi non sappiamo riconoscere se la stagione vissuta dalla nostra Terni Universitaria sia ancora quella autunnale e non già quella invernale.

Sarebbe preferibile riconoscere il rigido inverno, che precede una nuova primavera, piuttosto di un autunno che ha di fronte a sé il freddo di una lunga e rigida stasi.

La numerosa e qualificata partecipazione all’evento ospitato al PalaSì! conferma che la presenza universitaria a Terni non è un miraggio, né una concessione, ma un preciso diritto, come sta a dimostrare il successo colto in alcune realtà cittadine minori, presenti in regioni con noi confinanti. Il nostro entusiasmo non è fuori tempo ma fuori luogo, semmai, e la causa della mancata fioritura andrà ricercata nella mano di un seminatore distratto e impreciso.

In amore si può essere amati o soltanto amanti. Terni appartiene sentimentalmente alla “sua” Umbria, tanto da proporsi di andare oltre quella che altrove viene vissuta con opportunistica razionalità. Come sa bene chiunque sia stato innamorato almeno una volta nella vita, chi ama vede ovunque i segni dell’amato, anche laddove non ci sono, e noi leggiamo “Università dell’Umbria” ciò che a chiare lettere è scritto diversamente.

Il desiderio di giustificare, di perdonare, non può più rimandare quel momento di sofferta verifica su quanto qualcuno tiene davvero a noi. L’Università di Perugia ha un nuovo Rettore e Terni non attende regali, tantomeno scuse, ma solo quanto le spetta, con la certezza che saprà fare la propria parte.

Dotarla di corsi di laurea realmente attrattivi, che non siano repliche, succedanei o seconde scelte, identitari e attrattivi, non dovrebbe essere così difficile, in fondo. Pensiamo che ci siano altre città che, come la nostra, offrano l’ambiente e le tradizioni per accogliere campus universitari sulle bonifiche e il recupero dell’ambiente? La green transition non dovrebbe trovare ricerca e applicazione nella nostra valle? Quale ramo della sanità digitale potremmo voler applicare? E perché non accogliere l’economia civile, dimostrando ancora una volta la capacità di apprezzare tutto ciò che sa di bene comune?

Ringraziando anticipatamente per quanto l’intero Senato Accademico riuscirà a fare per la nostra comunità, Terni Universitaria procederà alla ricerca del bene più prezioso che un qualsiasi percorso universitario può attrarre: gli studenti. Sono loro il centro della nostra ricerca di un futuro che non può più dipendere da istituzioni, fossero anche regionali, che non conoscono profondamente la nostra realtà cittadina e le sue possibilità, grandi per chiunque riesca a vederle da una più giusta vicinanza.

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