La ferrovia è molto più di un’infrastruttura: è una forma concreta di diritto all’accessibilità, una risorsa pubblica che riguarda direttamente oltre il 20% dei cittadini italiani.
Nei territori non metropolitani – quelli che amiamo definire “periferici” – un rapido collegamento ferroviario è spesso il principale polmone economico sostenibile, un’arteria che tiene in vita scambi culturali, redditi, mobilità sociale e opportunità professionali.
Prima di stravolgere abitudini quotidiane, prima di deliberare aumenti nei tempi di percorrenza che rendono incompatibile l’uso del treno con la vita di chi lavora, studia o cura altrove, serve una parola chiave: valutare.
Valutare gli effetti sulla vita vera, non solo la convenienza di accordi internazionali sui bilanci economici delle compagnie ferroviarie che non sono il “fine”, ma il “mezzo”. Esse, offrendo mobilità, devono sostenere la prosperità dei territori e non inseguire profitti a scapito dell’accessibilità e del bene comune.
La sostenibilità, la riduzione delle disuguaglianze (Agenda 2030) e i grandi investimenti del PNRR, se non vengono ricercate e applicate diventano vuota retorica.
Se la realtà è prodotta da decisioni tecnocratiche – come i provvedimenti dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti – indipendenti perfino dal buon senso, allora diventa possibile che i bisogni di milioni di cittadini vengano percepiti come irrilevanti e fastidiosi.
Non può nemmeno essere presa in considerazione la possibilità di mettere in dubbio il mantenimento delle tracce per tutti i 12 treni regionali che viaggiano sulla Direttissima verso Roma. Non possono esserci motivazioni tecniche né convenienze economiche di un singolo comparto, quello della mobilità su rotaia, o di un’azienda pubblica che possa incidere sull’interesse generale e sul diritto dei cittadini di spostarsi.
La salute economica di Terni e dell’Umbria Sud dipende in misura ancora più rilevante, rispetto ad altre zone della Regione, dalla qualità di questi collegamenti.
Vediamo nascere il polo operativo di Pescara che ha competenza sul trasporto regionale, riguardante anche la tratta Orte-Foligno, e sorgere la stazione MedioEtruria, troppo lontana dall’essere da noi utilizzabile e troppo vicina da poter interferire e ridurre l’importanza dello snodo di Orte.
Terni non cerca vantaggi. Cerca soluzioni condivise per un disegno che sia organico. Non rivendica ma chiede ascolto.
Solo una regia capace di cogliere gli interessi oggettivamente diversi dei territori può evitare di smarrire la rotta di una visione unitaria. Oggi, più che mai, serve lo sguardo di chi non cerca torti ma trova ragioni.