Biodigestore Ponte Caldaro, la società proponente fa ricorso contro il “no” della Regione

Metanar srl ha presentato ricorso al Tar contro la bocciatura del progetto per un impianto a biometano a Narni. Il tribunale deciderà il 2 settembre.

Il progetto per l’impianto di produzione di biometano a Ponte Caldaro, nel territorio di Narni, torna sotto i riflettori. Dopo lo stop imposto a maggio dalla Regione Umbria, la società proponente Metanar srl ha depositato ricorso al Tar, nel tentativo di ribaltare la decisione e riattivare l’iter autorizzativo per la costruzione dell’impianto e delle infrastrutture connesse.

Il ricorso è stato presentato il 1° agosto e si concentra sulla determina dirigenziale del 22 maggio 2025, con la quale il dirigente regionale Andrea Monsignori aveva negato l’autorizzazione all’esercizio e alla realizzazione dell’opera. Un atto che aveva di fatto interrotto definitivamente l’iter, almeno secondo quanto ritenuto dalla Regione. La Metanar, con sede a Terni, ha però deciso di impugnare il provvedimento, sostenendo che le motivazioni alla base della bocciatura siano infondate o comunque contestabili sotto il profilo giuridico e tecnico.

La Regione dell’Umbria aveva bocciato la realizzazione dell’impianto esprimendo formalmente conclusione negativa del procedimento post conferenza dei servizi lo scorso 24 Maggio.

L’impianto progettato avrebbe dovuto trasformare biomasse in biometano, con un obiettivo dichiarato di sostenibilità e sviluppo energetico locale. Tuttavia, la proposta aveva suscitato perplessità e opposizioni a livello istituzionale e territoriale, portando a un esame particolarmente critico da parte della struttura regionale competente.

L’udienza cautelare davanti al Tar è stata fissata per il 2 settembre e il verdetto è atteso già il giorno successivo. La decisione dei giudici amministrativi potrebbe dunque rimettere in discussione l’esito del procedimento regionale o confermare la validità dell’atto di rigetto. Nel primo caso, l’iter per la costruzione dell’impianto potrebbe essere riavviato, con possibili ripercussioni anche sul dibattito politico e ambientale nella zona.

Contro il Biodigestore di Ponte Caldaro c’è un movimento trasversale che passa anche dalla Provincia e coinvolge un comitato civico che aveva già protestato in maniera molto rumorosa.

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