Carcere di Terni, in 80 per gestire 557 detenuti. Mancano anche medici, educatori e mediatori culturali

I dati drammatici dopo la visita della camera penale: "Difficile anche far lavorare i detenuti o la partecipazione ai corsi. Ma ci sono anche problemi per le visite mediche: si sta pensando di far tornare in servizio gli over 70. A rischio l'azione rieducativa della pena"

Dalla visita della camera penale di Terni al carcere effettuata lo scorso 10 Agosto emergono dati che  confermano, ancora una volta, i due gravi problemi: sovraffollamento e carenza di personale.

Del dato dei detenuti si sa già: 557 a fronte di 422 posti come capienza massima. Questo già di suo rende la struttura ingestibile e non a caso il carcere di Sabbione è tra i 9 penitenziari italiani nei quali tra il 2024 e il 2025 si sono verificati almeno tre suicidi.

Ma come spiega Lisa Focosi, della Camera penale di Terni la questione del personale penitenziario è altrettanto preoccupante: “Il problema non è soltanto numerico, ma anche di organico. L’organico è composto di 250 unità, che in realtà differiscono dalla pianta organica, a cui devono essere detratti i distaccati, poi tutti quelli che giornalmente non possono assicurare la presenza per malattia, per impedimento, motivi familiari e sono circa 60. I presenti variano tra i 120 e i 140, comprendendo anche 78 persone che sono addette al nucleo, cioè coloro che devono stare a fianco dei detenuti”. Dunque  una presenza effettiva di meno di 80 persone chiamate a “gestire” 557 detenuti, circa 130 in più rispetto alla capienza massima. Addirittura, nella zona di massima sicurezza c’è un solo agente a gestire 100 detenuti

Un quadro che ha ricadute importanti sia sull’aspetto lavorativo, che su quello sanitario: gravissime anche le carenze riscontrate sul fronte medico e degli operatori del settore. Sulla carta dovrebbero essere operativi 17 infermieri ma nella turnazione quotidiana ne lavorano a turno in 7 mentre i medici sono appen 2 di giorno e 1 di notte. “Mancano anche i medici per la scarsità di fondi a disposizione e per i rischi connessi alla sicurezza”, sottolineano gli avvocati: “Si sta pensando di far tornare in servizio i medici over 70 così da provare a coprire le carenze. Ci sono difficoltà anche negli accertamenti cardiologici e manca la possibilità di un supporto psicologico reale, che in molti casi potrebbe prevenire il suicidio. Inoltre ci sono problemi persino per l’accesso alle attività sportive”. A Sabbione operano appena 4 psicologi in convenzione per un totale di 55 ore al mese (meno di due ore al giorno).

L’area educativa vede 4 figure per tutti i detenuti ed in un carcere con 156 detenuti stranieri, ovvero quasi un terzo non c’è nemmeno un mediatore culturale.

Non meno importante la questione del lavoro, fondamentale per la riduzione della recidiva, come previsto dall’articolo 27 della Costituzione: “Quello che abbiamo visto è che ci sono pochissime attività trattamentali, per esempio nella sicurezza lavoro non ci sono più di 1200 corsi all’anno” ha spiegato Mara Provantini.

Lavoro ritenuto non solo elemento di dignità, ma anche necessario: “Quando si parla di lavoro intramurario ci si deve chiedere se questo sia più un momento di sostegno psicologico o se invece sia un’occasione di reale emancipazione, di reinserimento sociale, di educazione civica e alla legalità”, è stato detto.

Ancora di più ovviamente vale il discorso per chi è stato ammesso a lavorare fuori dalle mura carcerarie.  Ma su 522 detenuti censiti al momento della visita, sono appena 12 quelli che lavorano fuori dalle mura con l’articolo 21 (i detenuti in semilibertà), principalmente lavorano in agricoltura o in caserma, più 7-8 stagionali-. “Il lavoro intramurario prevede una gerarchia dei lavori in base a modalità e cioè se sono mansioni più o meno tecniche o all’affidabilità delle persone. Si inizia coon sopravvitto e spazzino. Poi si sale: pulizie delle scale nelle parti comuni, dunque fuori dalla sezione, imbianchino, addetti alla spesa, alla tipografia, alla cucina, alla lavanderia”

Inoltre  25 detenuti (anche del 41bis) seguono corsi universitari. Non mancano i detenuti con problemi di tossicodipendenza e di disagio psichiatrico: ad oggi 110 sono in carico al Sert (22 stranieri), mentre 27 sono quelli con problemi psichiatrici (11 stranieri).

Al limite dell’assurdo anche la gestione pasti: “La domenica viene servito il cibo una volta sola, sia per pranzo che per cena. C’è la possibilità di acquistare cibo extra, ma non tutti se lo possono permettere e questo è un problema soprattutto per i detenuti anziani che magari hanno bisogno di mangiare di più”

“Il carcere – concludono i referenti della Camera penale – non può essere solo un luogo di punizione, ma deve garantire diritti e condizioni minime di dignità. La mancanza di sostegno psicologico, unita al sovraffollamento e alle carenze di personale, rischia di alimentare situazioni drammatiche come i suicidi che, purtroppo, si sono già verificati”.

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