Otto ore di sciopero anziché quattro. È questa la decisione presa dalla Fiom Cgil di Terni, in occasione della mobilitazione generale indetta per venerdì, con lo slogan “fermare il massacro a Gaza”. Una presa di posizione netta, quella dei metalmeccanici ternani, che raddoppiano la protesta rispetto alle indicazioni nazionali e regionali, ponendo il focus sul ruolo dell’industria siderurgica nel conflitto in Medio Oriente.
“Neanche un grammo del nostro acciaio per questa guerra genocida” si legge nel manifesto lanciato dal sindacato, che nega con forza che nell’accordo di programma di Acciai Speciali Terni (AST) – ancora in fase di attuazione – sia previsto un processo di riconversione verso la produzione bellica. Un’accusa diretta verso chi sostiene o lascia intendere il contrario, e una richiesta esplicita di trasparenza sulle finalità industriali dello stabilimento ternano.
Il tema del riarmo torna quindi al centro del dibattito sindacale, ma anche politico. La Fiom di Terni non risparmia critiche al sindaco e presidente della Provincia, Stefano Bandecchi, accusandolo di strumentalizzare il tema sulle spalle dei lavoratori. “Basta con le strumentalizzazioni – si legge nella nota del sindacato – la mobilitazione deve servire a rivendicare un’industria che sia a servizio dello sviluppo, della cittadinanza, non delle logiche di guerra”.
La protesta si inserisce nel più ampio contesto della mobilitazione nazionale, promossa dalla Cgil per esprimere dissenso verso le politiche di guerra e per chiedere un cessate il fuoco immediato a Gaza. In particolare, a Terni, la Fiom sottolinea come la produzione siderurgica non debba alimentare un conflitto che ha già causato migliaia di vittime civili, in particolare tra donne e bambini.
Il sindacato chiede un cambio di rotta, puntando su un modello di industria orientato alla sostenibilità e alla pace, e si oppone a qualsiasi forma di militarizzazione della produzione. “Vogliamo un’industria che crei lavoro e futuro – afferma la Fiom – non morte e distruzione”.
In questo contesto, il ruolo di Acciai Speciali Terni torna sotto i riflettori. L’accordo di programma, attualmente in fase di definizione tra azienda e istituzioni, viene visto come un punto cruciale: per la Fiom, è essenziale che non venga stravolto o reinterpretato per fini bellici. “Serve chiarezza, serve rispetto per il lavoro e per la verità – aggiunge il sindacato – perché chi produce acciaio deve sapere dove va a finire e con quali conseguenze”.
Critiche dalla Fim Cisl
In una nota la Fim Cisl condanna la decisione di scioperare presa da una sola sigla sindacale: “Con disappunto prendiamo atto della decisione assunta dalla CGIL e dalla FIOM di proclamare uno sciopero separato sulla Palestina.
Una scelta che giudichiamo sbagliata e grave perché divide e indebolisce la voce collettiva di lavoratrici e lavoratori su un tema che richiede il massimo della coesione: la denuncia del massacro in corso contro la popolazione civile palestinese.
La FIM-CISL ritiene un errore avviare iniziative di tale portata senza un percorso di confronto e condivisione, come se la Pace fosse una bandiera da sventolare in solitudine invece che una battaglia da combattere tutti insieme.
La nostra organizzazione è impegnata da mesi e senza ambiguità a denunciare l’azione terroristica di Hamas e la politica criminale del governo Netanyahu affinché cessi l’uso delle armi e si consentano i corridoi degli aiuti umanitari per la popolazione. Come Fim abbiamo proposto una mozione, approvata a unanimità, al IV Congresso IndustriAll Europe, per costruire insieme a tutte le forze sindacali una conferenza per la Pace del sindacato internazionale.
La FIM e la CISL aderiranno alla Marcia della Pace di Assisi del 12 ottobre prossimo, insieme a tante altre realtà impegnate sullo stesso terreno, perché crediamo che solo stando uniti si rafforzi la voce di chi chiede giustizia e pace. Abbiamo protestato davanti all’ambasciata israeliana e posto al centro dell’ultimo nostro congresso la “questione palestinese”, aderendo alla sottoscrizione di fondi per il tramite della Croce Rossa Italiana.
Per questo ribadiamo con forza che le divisioni indeboliscono il fronte della pace mentre l’unità lo rafforza. Chi sceglie la strada della frammentazione rischia di rendere più debole la mobilitazione contro la guerra e più difficile il percorso verso la Pace”