A Narni successo per il Festival della sociologia: al centro attenzione, cura e sostenibilità

La decima edizione del festival ha celebrato 10 anni di dialogo tra sociologia, comunità e creatività, con oltre 50 eventi e 180 relatori.

Nei giorni 10 e 11 ottobre 2025, Narni ha ospitato la decima edizione del Festival della Sociologia, un evento di rilevanza internazionale che ha celebrato 10 anni di attività, consolidando il legame con la comunità locale e le realtà associative del territorio.

Con oltre 50 eventi e 180 relatori, il festival ha declinato il tema “Sentirsi in società. Attenzione, cura e sostenibilità” attraverso incontri, dibattiti, conferenze, laboratori, presentazioni di libri e musical-reading, sottolineando come la sociologia non sia solo teoria accademica, ma una pratica viva e concreta, capace di influenzare e interpretare la società contemporanea.

La manifestazione ha scelto come luogo simbolico il Palazzo Capocaccia, oggi Ostello-Casa dello Studente “Domus Narni” e Ristoro Contemporaneo “Hortus 74”, con una terrazza panoramica sulla valle che ha ospitato la cena del decennale. Il festival continua così a valorizzare luoghi storici e meno conosciuti di Narni, creando una mappa culturale della città attraverso eventi diffusi.

Tra i momenti più rilevanti della prima giornata, Patricia Paperman, sociologa francese, ha aperto il dibattito con “La cura, una prospettiva critica?”, intrecciando etica femminista, sentimenti e responsabilità collettiva, dando il via a riflessioni sul ruolo della “care” nelle società contemporanee.

Il musical-reading “Caro Babi” del coro Le Musiquorum, diretto da Maria Grazia Campus, con la collaborazione della sociologa Francesca Cascino e Nosotras Onlus, ha raccontato le storie delle donne migranti, con delicatezza e ironia, evidenziando le sfide del percorso di integrazione e il supporto alle famiglie.

Il festival ha inoltre reso omaggio al sociologo Franco Ferrarotti, recentemente scomparso, con un panel che ha visto protagonisti Marxiano Melotti, Roberto Cipriani e Paolo De Nardis, sottolineando il ruolo critico e impegnato della sociologia.

Grande attenzione è stata riservata alle scuole superiori, con panel dedicati alla Generazione Z, ai corretti stili di vita e al valore sociale del cibo. La prima giornata ha incluso anche proiezioni cinematografiche, come il corto “Vie di fuga” di Michela Carobelli, realizzato all’interno della Casa Circondariale di Terni con studenti coinvolti in corsi di audiovisivo e montaggio nell’ambito del Progetto CER-CAR-E, dimostrando come percorsi educativi e creativi possano favorire reinserimento e speranza.

Al San Domenico, il fotografo Gianni Fiorito, collaboratore di Paolo Sorrentino, ha presentato il volume “Lo sguardo attivo”, dialogando su fotografia come forma di attivismo e partecipazione sociale.

In serata, l’incontro “Metamorfosi sociologiche tra letteratura e musica” ha unito accademici e giovani ricercatori con la Salt Street Band, gruppo musicale composto da docenti di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza, in un momento creativo che ha combinato ricerca, performance e musica.

La direttrice scientifica del festival, Prof.ssa Sabina Curti, ha sottolineato la grande partecipazione e il clima di comunità: “Due giorni intensi e molto partecipati. Il festival in tre parole: incontri, diversità e possibilità”. L’edizione 2026 è già stata annunciata per il 9 e 10 ottobre, confermando la continuità di un evento che unisce ricerca sociologica, partecipazione civica e creatività artistica, coinvolgendo studenti, comunità locali e ospiti internazionali.

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