Lei ha lavorato per decenni come medico di famiglia. Cosa ha imparato?
Che la salute si costruisce nel territorio. L’ospedale interviene solo in una minima parte della vita delle persone, mentre l’80% del benessere dipende da ambiente, relazioni, istruzione, lavoro e stili di vita. La salute nasce nella quotidianità, nei comportamenti e nella qualità dei servizi. È nei luoghi di vita, non nelle corsie, che si formano i presupposti per stare bene.
Cosa significa, concretamente, lavorare sul territorio?
Significa avere servizi di prossimità, ambulatori efficienti, consultori, centri di salute mentale e assistenza domiciliare che funzionino. Significa prevenire invece di rincorrere le emergenze, seguire i pazienti nel tempo, prendersi cura delle persone prima della malattia. La medicina di territorio è il primo presidio di salute e deve essere integrata con l’ospedale, non subordinata a esso.
Quali sono i limiti attuali del sistema?
La mancanza di collegamento tra i servizi. La sanità è una rete: se le informazioni non circolano, tutto si blocca. Le Case della Comunità, nate per riorganizzare i servizi, spesso restano scatole vuote, prive di personale e di strumenti adeguati. Non basta costruire muri: servono modelli organizzativi moderni e tecnologie che facilitino il dialogo tra professionisti.
Cosa propone per migliorare la situazione?
Serve un osservatorio stabile sulla salute cittadina, capace di analizzare i bisogni reali e di coordinare le risposte. Bisogna mettere in rete i servizi, digitalizzare le strutture, creare percorsi assistenziali chiari e un linguaggio comune tra professionisti. La medicina territoriale deve diventare una squadra coesa, capace di rispondere in tempo ai problemi e di accompagnare le persone nel loro percorso di cura.
E l’ospedale?
Resta indispensabile, ma non può essere il centro unico del sistema. Deve dialogare con il territorio, accogliere i casi complessi e restituire i pazienti a una rete efficiente. Curare significa anche continuità, comunicazione e collaborazione tra reparti e servizi. La salute non è un episodio, ma un processo continuo.
In sintesi?
L’ospedale cura, ma la salute si difende ogni giorno, fuori dalle corsie. Prevenzione, educazione sanitaria e medicina di prossimità devono tornare al centro delle politiche pubbliche. Solo rafforzando il territorio e valorizzando i professionisti potremo costruire una sanità più umana, efficiente e vicina alle persone.