Gino Cecchettin agli studenti ternani: “L’amore non è mai prevaricazione”. Altamura assente, è polemica

L'imprenditore padre della ragazza uccisa a coltellate: "Per capire le donne diventate femministi. Giulia mi ha insegnato il valore delle piccole cose. Turetta? Niente rabbia, non mi faccio rubare altra vita". L'assessore al welfare si fa sostituire, i Cinquestelle vanno all'attacco

Un potente messaggio di forza, consapevolezza e speranza è risuonato a Palazzo Gazzoli, a Terni, dove Gino Cecchettin, padre di Giulia, la giovane uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, ha incontrato gli studenti in un evento promosso dal Comune di Terni insieme al Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati.

«Non sono un educatore, sono un genitore che  porta l’esperienza di un vissuto dolorosissimo», ha detto l’imprenditore padovano, condividendo con i ragazzi delle scuole superiori ternane  una profonda riflessione sull’amore vero, sul lutto e sulla responsabilità collettiva.

Rivolgendosi direttamente ai giovani, Cecchettin ha sottolineato l’importanza di essere autentici e di non cedere alla paura di mostrarsi per quello che si è, un passo fondamentale per incontrare il vero amore.

«Ai giovani dico di essere se stessi, di non aver paura di mostrarsi per quello che sono», ha affermato, offrendo poi una chiara distinzione tra amore e prevaricazione. «Il vero amore non è prevaricazione, che non è vivere la vita degli altri, che non è umiliare, ma è solamente donare, donare se stessi. Questa è la vera essenza dell’amore.»

E con l’occasione ha ricordato: «Non esiste amore tossico, sono due parole che insieme non vanno bene. O è amore o è una cosa tossica. E attenzione che può essere violento anche il gesto non fisico: geolocalizzare l’altra persone, dirle come si deve comportare o vestire».  Poi rivolgendosi ai maschi: «Diventate femministi, non è un fatto negativo. Vi aiuterà a comprendere quali sono le questioni che preoccupano più le donne.». Il discorso è spaziato anche sull’uguaglianza di genere, passando anche per il lavoro. Cecchettin usa un esempio calzante: «Se voi maschi a ascuola vedeste che in un compito, le ragazze prendono un voto in più solo perchè donne, vi arrabbiereste? Nel mondo del lavoro succede al contrario: si chiama gender paygap. A parità di lavoro, qualifica e mansioni, le donne guadagnano il 10 percento in meno»

«Non mi faccio rubare un altro secondo di vita»

Una delle parti più toccanti del suo intervento è stata la riflessione sulla gestione del dolore e dell’ira nei confronti dell’omicida di sua figlia. Cecchettin ha spiegato di aver scelto di non farsi “rubare un secondo di vita in più” da Filippo Turetta.

Consapevole che il passato non può essere cambiato, il suo focus è sul presente: «Cosa posso fare adesso?». Gino Cecchettin ha trasformato il suo dolore in un impegno, rifiutando di farsi consumare dalla rabbia o dall’odio. Ha definito ogni secondo dedicato a sentimenti negativi – come l’ira, la collera o l’invidia – come un “secondo di vita sprecato”, un modo per farsi male da soli per le azioni altrui.

Scegliendo razionalmente di usare i momenti della sua vita per fare ciò che desidera, come stare vicino al figlio Davide e ascoltarlo, Cecchettin ha mostrato come si possa trovare un senso di costruzione anche nel lutto più atroce. Ha ribadito di parlare anche per tutti quei genitori che, “oppressi dal dolore”, non hanno la forza di farsi avanti, onorando il suo impegno a continuare a lottare affinché tragedie come quella di Giulia non accadano più.

«Giulia mi ha insegnato cosa è importante»

Diretta e toccante anche la testimonianza sul rapporto con la figlia: « Giulia mi ha insegnato, per esempio, a capire quello che effettivamente vale nella vita.  Lei questo lo riusciva a capirlo in pochi secondi, io ci mettevo molto di più e forse   anche non riuscivo a capirlo a fondo, perché legato a quel modo di essere uomo che deve   ovviamente badare alla famiglia, che deve fare, procurare lo stipendio, che nel contempo (0:28) cerca anche un po’ di successo personale, per affermarsi nella società». E racconta in proposito che il miglior giorno della sua vita è stato quello del ventiduesimo compleanno della figlia: « Il mio regalo era dedicarle l’intero sabato, mettendole anche  a disposizione la carta di credito, che lei però ha usato comprando libri. Ma siamo entrati in negozi dove non pensavo sarei mai entrato, come bambole o di libri per bambini. Io pensavo che il summit del mio successo professionale fosse diventare un bravo imprenditore, eppure  vivere quella mezza giornata in ambienti che a me non erano propri, però mi ha dato un gusto: di  quel momento ricordo ogni secondo di quella giornata, mentre non   ricordo i successi sul lavoro, gli ordini acquisiti, i clienti soddisfatti. Te ne danno anche quelli, ma ti è una gioia effimera, la gioia che ti danno invece i figli è molto  più potente.»

Dal Palco del Gazzoli, infine, Gino Cecchettin ha lanciato un appello alle istituzioni e al mondo della scuola, chiedendo un maggiore impegno per la prevenzione della violenza di genere.

Secondo Cecchettin, le istituzioni hanno un duplice compito: da un lato, sostenere le vittime di violenza dando voce e mezzi ai centri antiviolenza, e dall’altro, cercare in modo scientifico di capire la causa della violenza di genere per trovare risposte concrete e dare una mano a tutte le associazioni che si occupano del tema. La sua speranza è che dalla storia di Giulia possa nascere una maggiore consapevolezza collettiva, affinché i casi di femminicidio si riducano  “e siano sempre meno”.

Spazio infine, nel finale, sollecitato da una domanda, per la Fondazione Giulia, con la quale gira l’Italia: «Abbiamo aperto un centro antiviolenza a Roma, ne stiamo aprendo altri e andiamo nelle scuole a parlare. Esiste anche una sezione per giovani: il nostro obiettivo è mettere un presidio in ogni scuola, a disposizione sempre, di chi ha bisogno».

La polemica sulla coda

L’incontro, organizzato su due turni – gli studenti sono stati divisi per fasce di età – ed aperto e chiuso da frasi del libro che Cecchettin ha scritto con Marco Franzoso “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia” è stato introdotto dall’assessore Alessandra Salinetti. « È stato soprattutto – ha commentato – un confronto sui valori del rispetto, della capacità di interagire tenendo alta la vita umana che è sacra, ancora di più quando stiamo parlando di ragazzi e ragazze piene di prospettive».  Salinetti ha fatto le veci della direzione welfare e dell’assessore Viviana Altamura, promotrice dell’evento ma assente. Dato che non è sfuggito ai Cinquestelle: «Altamura è troppo impegnata nella campagna elettorale in Campania – sottolineano in una nota -Terni oggi è senza guida visto che anche Bandecchi e Corridore sono impegnati nei loro affari personali». 

E affondano il colpo: « La professoressa/assessora si dimentica anche degli appuntamenti del territorio, delle conferenze (giovedì in comune era tra gli interventi per la conferenza di un evento cittadino) che fino a poco tempo fa diceva di voler sostenere. Evidentemente Terni non è più al centro dei suoi pensieri. (Eppure, abbondano i temi da trattare per le sue deleghe).

Bandecchi si ricorda della città solo per qualche show o per una conferenza. Terni, ancora una volta, è lasciata indietro. E mentre loro si allontanano sempre più, trovano anche il coraggio di criticare i consiglieri di minoranza per la loro assenza dal Consiglio comunale»

 

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