Stadio-clinica, Bandecchi veste di biancorosso gli assessori ternani. Centrosinistra rilancia, FdI chiede tavolo

Tra accuse di tradimento, ricorsi al TAR e appelli alla collaborazione, il futuro dellp stadio “Libero Liberati” divide istituzioni e politica

Il progetto integrato Stadio-Clinica accende uno scontro politico senza precedenti tra Comune di Terni e Regione Umbria, in una vicenda che intreccia interessi pubblici, accuse di speculazione edilizia e tensioni istituzionali. Al centro del conflitto, la determinazione comunale che ha riattivato l’iter amministrativo per realizzare il nuovo stadio e una clinica privata, operazione impugnata dalla Giunta Regionale per presunti vizi di legittimità.

I protagonisti? Manco a dirlo, sempre gli stessi. Da una parte il sindaco Stefano Bandecchi, che difende il progetto come un’opportunità di sviluppo. Dall’altra due assessori regionali ternani, Thomas De Luca (M5S) e Francesco De Rebotti (PD), accusati pubblicamente – anche attraverso i social e dichiarazioni politiche – di non aver difeso la città. Il motivo: non si sono dissociati dalla Regione quando questa ha deciso di portare l’atto comunale davanti al TAR, scatenando le ire del primo cittadino e del suo entourage.

La delibera impugnata dal governo regionale dichiarava superate alcune prescrizioni poste nel 2022 sulla costruzione della clinica accanto allo stadio. In particolare, la più contestata riguarda gli 80 posti letto in convenzione, ritenuti fondamentali per la sostenibilità economica della struttura sanitaria. Tuttavia, secondo le forze del Patto Avanti (PD, M5S e AVS), tale condizione non può considerarsi rispettata, poiché la clinica non esiste e nessun atto ufficiale assegna formalmente quei posti alla futura struttura.

“È un’operazione speculativa”, denunciano i partiti del centrosinistra, “che socializza le perdite e privatizza i profitti”. La convenzione tra Comune e Stadium Spa, società legata alla Ternana Calcio, prevede infatti che, in caso di mancata assegnazione dei posti letto, il Comune potrebbe essere costretto a risarcire fino a 44 milioni di euro, pur senza uno stadio completo. A preoccupare, inoltre, è la clausola che permette la costruzione della clinica anche senza il completamento dell’impianto sportivo, lasciando aperto lo spettro di un cantiere bloccato e un stadio a metà.

Il progetto viene inoltre criticato per il suo impatto sulla sanità pubblica: quei 80 posti verrebbero sottratti al sistema sanitario regionale, aggravando un deficit già oltre i 200 milioni di euro. Anche dal punto di vista urbanistico e commerciale, l’operazione solleva perplessità: la realizzazione di 5.000 mq di nuove superfici commerciali a ridosso del centro rischierebbe di danneggiare il commercio di vicinato, in un momento in cui la città avrebbe bisogno di rigenerare i quartieri, non creare nuove polarità periferiche.

In questo clima teso, c’è chi cerca una via di dialogo. Roberto Pastura, capogruppo di Fratelli d’Italia, invita ad abbassare i toni: “Il progetto nasce nel 2021 e non può essere ridotto a uno scontro politico. Serve un tavolo tecnico tra Comune e Regione per chiarire ogni profilo amministrativo e procedere nel rispetto delle norme”. Pastura sottolinea l’importanza di un nuovo ospedale pubblico, ma anche di uno stadio moderno e funzionale, e sostiene che le due cose possano coesistere, senza escludersi a vicenda.

La vicenda ha assunto ormai contorni surreali, con Bandecchi che parla di Terni   “patria tradita” da chi non ha preso posizione a difesa della città. Le polemiche sono alimentate da toni infuocati, anche visivi: su social e volantini, gli assessori regionali vengono raffigurati con la maglia del Perugia Calcio, in un gesto percepito come provocatorio e offensivo per la tifoseria rossoverde.

Intanto, il ricorso al TAR blocca l’iter amministrativo e getta ombre sull’intero progetto, già oggetto di pesanti critiche anche per la presunta incompatibilità del sindaco Bandecchi, che ricopre contemporaneamente il ruolo di primo cittadino e di presidente della Ternana Calcio. Le forze del Patto Avanti parlano di un enorme conflitto di interessi e chiedono un nuovo modello di sviluppo urbano, pubblico, trasparente e condiviso.

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