Cinque medici e dirigenti sanitari in servizio presso la casa circondariale di Terni, situata in vocabolo Sabbione, sono stati rinviati a giudizio per cooperazione colposa in lesioni personali gravissime ai danni di un detenuto, un 38enne campano affetto da melanoma. Il giudice per l’udienza preliminare (GUP) ha accolto la richiesta avanzata dalla pm Elena Neri, con l’inizio del processo fissato per il prossimo 3 marzo 2024. Ne riferisce il Corriere dell’Umbria
Il caso risale al 14 giugno 2018, quando il detenuto, per la presenza di un neo sospetto tra la regione lombare e dorsale, aveva richiesto una consulenza specialistica dermatologica. Secondo l’accusa, nonostante le visite effettuate dal personale medico del carcere, il detenuto non avrebbe ricevuto una corretta diagnosi e non sarebbero state attivate le procedure necessarie per un approfondimento medico che avrebbe permesso di rilevare la patologia in fase iniziale.
Solo nel 2020, precisamente nell’ottobre, il detenuto è stato sottoposto ad asportazione del neo, ma ormai il melanoma si era già sviluppato in forma aggressiva, con metastasi cerebrali. A questo punto, però, era troppo tardi per un intervento risolutivo, e la malattia si era già estesa in maniera irreversibile.
Il rinvio a giudizio riguarda i cinque operatori sanitari dell’Usl Umbria 2, che all’epoca prestavano servizio nella struttura penitenziaria di Terni. La loro omissione diagnostica è al centro dell’accusa, che sottolinea come la mancata tempestiva diagnosi del melanoma e la successiva non attivazione delle dovute indagini mediche abbiano causato un danno grave alla salute del detenuto.
In parallelo, il caso ha sollevato il tema delle condizioni sanitarie all’interno delle carceri italiane, con diverse problematiche emerse in relazione alla gestione sanitaria dei detenuti. Di recente, l’assessore alla sanità della Regione Umbria, Luca Caforio, ha segnalato anche la presenza di almeno dieci casi di scabbia nelle carceri di Perugia e Terni, confermando le difficoltà legate alla gestione sanitaria nelle strutture penitenziarie.