Terni risulta al primo posto in Italia per numero di attività culturali e spettacoli in rapporto alla popolazione. Un dato evidenziato dall’assessora comunale alla cultura, Micaela Bordoni, intervenendo sulle pagine online della testata Ternitoday. Un aspetto che evidenzia un numero in controtendenza con quello diffuso dall’istituto Tagliacarne che la pone tra le peggiori in Italia sul piano delle performances economiche. L’alta quantità di eventi cuturali in città, che pure viene sottolineata ancora una volta dalla Bordoni che la stessa aveva fatto ad agosto, trova il commento di Michele Rossi, con delle precisazioni. L’ex consigliere comunale, impegnato proprio nell’organizzazione di eventi culturali e di spettacolo, interviene sulla questione commentando un dato che, come lui steso conferma, a prima vista fa piacere.
UNA RETE. A prima vista, appunto “Dietro l’entusiasmo dei numeri – dice, infatti – si nasconde una domanda più profonda: che tipo di cultura stiamo producendo? Non tutto ciò che rientra nella categoria statistica di ‘evento culturale’ ha lo stesso valore o la stessa ricaduta sul territorio. Sagre, concerti, rassegne teatrali, mercatini: tutto è legittimo, ma non tutto costruisce una visione. Se vogliamo che la cultura diventi motore di sviluppo e attrattività, dobbiamo chiederci quali iniziative abbiano la forza di richiamare pubblico da fuori, generare turismo culturale e consolidare un’immagine autentica della città“. Rossi attribuisce la vitalità di Terni soprattutto all’opera di associazioni, operatori, artisti e volontari, i quali, spesso con pochissimi mezzi, tengono attiva la città. “A loro – dice – va riconosciuto il merito di aver creato una rete culturale diffusa, resiliente, capace di reagire alle difficoltà“. Secondo Michele Rossi, la politica culturale delle istituzioni non si misura sul numero di eventi, ma sulla visione e la continuità e sulla capacità di collegare cultura, turismo e identità. “Sarebbe poco onesto – afferma – attribuire questa vitalità a una strategia precisa dell’amministrazione comunale“. Aggiunge che servono politiche di sostegno stabili, spazi accessibili, strumenti che favoriscano la collaborazione tra istituzioni e operatori. “Occorre passare dagli eventi spot a un ecosistema culturale capace di crescere nel tempo e di rendere riconoscibile Terni come città industriale ma creativa, con una storia e un patrimonio umano che meritano di essere raccontati in modo nuovo. I numeri fanno notizia, ma sono le idee a fare la differenza”. Conclude: “Una città non è ‘culturale’ quando ospita tanti eventi, ma quando attraverso la cultura impara a immaginarsi diversa, più consapevole e più aperta“.