Qual è oggi il legame tra ricerca e salute pubblica?
È fortissimo. La medicina evolve ogni giorno: dalle terapie personalizzate alla biologia molecolare, fino alla digitalizzazione dei dati clinici. Oggi, però, la ricerca deve concentrarsi su tematiche specifiche e, soprattutto, allinearsi con gli obiettivi nazionali ed europei, così da muoversi in una direzione condivisa e raggiungere standard sempre più elevati. La ricerca è parte integrante della salute e deve essere sostenuta con decisione da università e istituzioni. Dove si investe in conoscenza, si cresce anche nella cura.
Cosa dobbiamo imparare da questa evoluzione?
Che la salute non dipende solo dalle cure, ma anche dall’istruzione, dall’ambiente, dal lavoro e dalla coesione sociale. I sistemi più validi sono quelli che, a partire da un servizio sanitario appropriato, capace di erogare prestazioni di qualità, investono anche in cultura e distribuiscono equamente le opportunità. Una società informata vive meglio, si ammala di meno e partecipa di più.
Qual è il ruolo della città in questo contesto?
L’urbanistica deve tornare a essere un atto etico. Costruire non significa solo realizzare edifici, ma creare relazioni e qualità sociale. Una città sana è quella che favorisce l’incontro, la sostenibilità e la vita di comunità. Spazi verdi, mobilità e servizi diffusi incidono profondamente sulla salute.
Come si inserisce in questo quadro il progetto del nuovo ospedale di Terni?
Va pensato in un sistema pubblico e trasparente. No a partenariati finanziari che rischiano di pesare per decenni sui bilanci. Un ospedale costruito con risorse private può diventare un debito per i cittadini. Meglio una struttura pubblica efficiente, progettata con criteri di sostenibilità economica e ambientale, anche attraverso un processo di ampliamento e riqualificazione dell’ospedale esistente.
Che modello propone per la città e per l’Umbria?
Riqualificare e ampliare l’esistente, usando risorse pubbliche e pianificando il lungo periodo. Un ospedale deve essere un nodo di una rete, non un’isola. La salute si difende con scelte concrete e condivise, non con progetti calati dall’alto.
Quali rischi corre Terni se si sbaglia approccio?
Quello di perdere un’occasione storica. Se si costruisce senza visione, il nuovo ospedale rischia di diventare un contenitore costoso e inefficiente. La salute pubblica ha bisogno di una città che pensi in modo integrato e agisca con responsabilità.
In sintesi?
La salute è conoscenza, equità e responsabilità collettiva. Terni deve investire nella ricerca, nei servizi di prossimità e in un’urbanistica che generi benessere. L’ospedale è il cuore, ma il corpo è la città: solo se lavorano insieme potremo garantire una vera salute pubblica.