Orvieto, rispunta l’eolico ed è bagarre fra Pd e Fratelli d’Italia con al centro la sindaca

Il progetto “H019” divide istituzioni e forze politiche: tra accuse di inerzia e rivendicazioni di trasparenza, il tema energetico torna a infiammare il dibattito

Un nuovo progetto per la realizzazione di un impianto eolico industriale nell’area dell’Orvietano ha riacceso il dibattito politico locale, con tonalità accese e contrapposizioni frontali. Dopo la bocciatura da parte della Regione del precedente progetto Phobos, ora è la volta di “H019 – Castel Giorgio”, presentato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dalla società Gruppo Visconti Castel Giorgio Srl, con sede legale in provincia di Foggia.

Il piano prevede l’installazione di otto aerogeneratori per una potenza complessiva di 57,60 MWp, con opere connesse distribuite nei comuni di Castel Giorgio, Orvieto e Castel Viscardo, in provincia di Terni. La procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è stata avviata con la pubblicazione ministeriale del 22 ottobre, dando ufficialmente inizio alla fase di consultazione pubblica, che si concluderà il 21 novembre.

I Comuni interessati hanno l’obbligo di pubblicare l’avviso all’albo pretorio per 30 giorni consecutivi e di informare la cittadinanza sulla possibilità di presentare osservazioni e contributi valutativi. Tuttavia, è proprio sulla tempistica e sulla gestione istituzionale dell’informazione che si è sviluppata una polemica politica particolarmente intensa, innescata da una nota del Partito Democratico di Orvieto.

Secondo il PD, l’amministrazione comunale avrebbe mostrato ritardi e mancanza di trasparenza, lasciando che i cittadini scoprissero l’esistenza del progetto dalla stampa e non dal Comune. Le accuse sono rivolte direttamente alla sindaca Roberta Tardani, accusata di essere “sorpresa, silenziosa e impreparata” davanti a proposte che impattano profondamente sul paesaggio e sull’identità del territorio.

“Ogni volta che emerge un progetto di tale portata – scrive il PD – la sindaca sembra scoprirlo insieme alla cittadinanza. Non ci sono dibattiti, nessun Consiglio aperto, nessuna presa di posizione netta. Solo silenzio o reazioni tardive.” Secondo i consiglieri dem, la mancata attivazione tempestiva di tavoli istituzionali rischia di trasformare il territorio in una piattaforma energetica imposta dall’alto, senza condivisione e senza pianificazione.

La risposta non si è fatta attendere: Fratelli d’Italia Orvieto, che sostiene l’attuale amministrazione, ha rigettato le accuse al mittente, accusando il PD di strumentalizzazione politica e rivendicando la piena consapevolezza e operatività della Giunta sul progetto.

“Altro che silenzio – replica FdI – il Comune ha pubblicato l’avviso già dal 3 novembre e l’assessore all’Ambiente Andrea Sacripanti ha attivato tutti i canali competenti per predisporre osservazioni puntuali, in linea con la tutela del paesaggio e del territorio.” Inoltre, è stato riattivato il dialogo con lo studio legale già coinvolto nella battaglia contro Phobos, segno – secondo la maggioranza – di una linea coerente e difensiva.

Il botta e risposta è continuato con una nuova replica del Partito Democratico, che ha accusato Fratelli d’Italia di “celebrare la propria prontezza a posteriori”, senza però aver coinvolto la cittadinanza in un processo di decisione partecipato.

“Sapevate tutto, bene. Ma governare non è informare tardi e con un link, è prendere decisioni prima che i progetti arrivino a un punto di non ritorno,” si legge nella nota dem, che chiede un Consiglio comunale aperto, un percorso pubblico e trasparente sulle politiche energetiche locali e una posizione chiara dell’amministrazione sul modello di sviluppo che si vuole per Orvieto.

La vicenda mostra come le politiche ambientali ed energetiche siano ormai diventate terreno di confronto politico diretto, con i partiti che si dividono tra chi invoca pianificazione partecipata e sostenibilità diffusa, e chi difende il lavoro degli uffici e l’adozione di strumenti formali di tutela.

Intanto, i cittadini e i comitati locali hanno tempo fino al 21 novembre per presentare osservazioni al Ministero, contribuendo con elementi informativi e valutazioni tecniche all’iter della Valutazione di Impatto Ambientale. Resta da vedere se, come avvenuto per Phobos, il territorio saprà mobilitarsi in tempo per orientare le scelte future.

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