Omicidio Ilaria Sula, a Roma scatta il processo per Mark Samson

A otto mesi dal delitto di via Homs, si apre a Roma il processo al giovane reo confesso. La famiglia della studentessa di Terni si è costituita parte civile

A otto mesi dal femminicidio di Ilaria Sula, si apre oggi, mercoledì 12 novembre, a Roma il processo nei confronti di Mark Antony Samson, il chi, un giovane di 23 anni accusato dell’omicidio volontario della sua ex fidanzata, studentessa di Terni. Cosa è accaduto: la ragazza fu uccisa a coltellate il 25 marzo scorso nell’abitazione di famiglia di Samson in via Homs, nel quartiere africano della capitale. Dove: a Roma, con il corpo poi nascosto in una valigia e gettato in un dirupo a Capranica Prenestina, dove venne ritrovato il 2 aprile. Quando: il processo è iniziato l’11 novembre 2025, dopo otto mesi d’indagini e confessione. Perché: il movente è legato alla fine della loro relazione sentimentale, aggravato – secondo l’accusa – da futili motivi e premeditazione.

Davanti alla Terza Sezione della Corte d’Assise del Tribunale di Roma, Samson risponde delle aggravanti di premeditazione, futili motivi e relazione affettiva con la vittima, oltre all’accusa di occultamento di cadavere. Per quest’ultimo reato, la madre dell’imputato, che avrebbe aiutato il figlio a ripulire la stanza dalle tracce di sangue e a nascondere il corpo, ha chiesto il patteggiamento e comparirà davanti al Gip entro fine mese.

La giovane Ilaria Sula era scomparsa negli ultimi giorni di marzo, ma in realtà era già stata uccisa. Secondo le indagini, Samson utilizzò il cellulare della ragazza per far credere che fosse ancora viva, inviando messaggi e simulando la sua attività sui social. Il corpo, nascosto in una valigia, fu trasportato in automobile fino alla provincia di Roma e abbandonato in una scarpata di Capranica Prenestina, dove venne ritrovato il 2 aprile da un escursionista.

La famiglia di Ilaria si è costituita parte civile nel procedimento. I genitori, accompagnati in tribunale da una cinquantina di amici e sostenitori, indossavano magliette con la foto della figlia, simbolo di una battaglia per la giustizia che ha commosso l’intera città di Terni. «Nulla potrà restituirci nostra figlia», hanno dichiarato in aula, sostenuti dall’avvocato Giuseppe Sforza, legale di parte civile.

Nella lista dei testimoni presentata dalla difesa e dall’accusa figura anche il fratello di una coinquilina della vittima, indicato come possibile testimone chiave. L’uomo avrebbe avuto conversazioni con Samson nei giorni precedenti il delitto, fornendo agli inquirenti elementi considerati cruciali per la ricostruzione dei fatti.

Durante la detenzione, Mark Samson ha inviato una lettera di scuse ai genitori di Ilaria, un gesto che, pur definito “tardivo” dagli avvocati della famiglia, non può attenuare la gravità di un delitto efferato, consumato all’interno di un contesto relazionale malato e violento.

Il processo, che si preannuncia complesso, dovrà chiarire le dinamiche e la premeditazione alla base dell’omicidio. La Procura di Roma chiederà il riconoscimento di tutte le aggravanti previste per il femminicidio, mentre la difesa tenterà di far valere la confessione spontanea dell’imputato come elemento di collaborazione con la giustizia.

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