Si è svolta il 20 Novembre al Tribunale di Perugia l’udienza dell’appello bis sul disastro di Rigopiano, che il 18 gennaio del 2017 travolse l’hotel Rigopiano, a Farindola (Pescara), causando la morte di 29 persone fra le quali il receptionista ternano Alessandro Riccetti. Il sostituto procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, ha chiesto per i sei dipendenti del servizio di Protezione civile regionale dell’Abruzzo una condanna a tre anni e dieci mesi per omicidio colposo plurimo non aggravato, in concorso formale con crollo di costruzioni colposo aggravato dalla verificazione del danno.
L’accusa si riferisce al mancato intervento preventivo da parte degli imputati, accusati di non aver adeguatamente agito per evitare la tragedia. Il disastro, infatti, è stato scatenato da una valanga che ha travolto l’hotel, ma secondo la Procura, la prevenzione avrebbe potuto evitare la tragedia.
Il procedimento si sta svolgendo davanti alla Corte d’Appello di Perugia, su disposizione della Cassazione, che lo scorso 4 dicembre ha confermato la condanna per falso dell’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, e ha annullato la condanna dell’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, di un tecnico comunale e di due tecnici della Provincia, rinviando in parte i procedimenti a Perugia. In questa fase dell’appello bis, gli imputati sono stati assolti in primo e secondo grado dalle accuse di disastro, lesioni e omicidio colposo, ma il sostituto procuratore ha chiesto oggi di rivedere il caso e di condannarli per omicidio colposo plurimo non aggravato.
La requisitoria di Barlucchi: “Avrebbe dovuto precedere l’evento”
Durante la sua requisitoria, Barlucchi ha fatto riferimento alla sentenza della Cassazione, la quale ha scritto che sarebbe stato “possibile e anche dovuto” prevenire il disastro. Secondo il procuratore, la classificazione di Rigopiano come sito valanghivo avrebbe dovuto essere un’azione preventiva che non si sarebbe dovuta limitare a un’analisi nel momento dell’incidente, ma sarebbe dovuta avvenire molto tempo prima. “La prevenzione ‘regina’ per l’incolumità individuale e collettiva”, ha sottolineato Barlucchi, riferendosi al fatto che la classificazione di Rigopiano come sito a rischio avrebbe imposto restrizioni severe sull’accesso all’hotel, in particolare durante la stagione invernale, o avrebbe limitato l’uso della struttura.
“Se solo si fosse ragionato, mettendo in fila gli elementi che la natura stava mettendo davanti agli occhi degli attuali indagati, nulla di tutto questo sarebbe accaduto”, ha dichiarato Barlucchi, puntando il dito contro una mentalità poco attenta alla prevenzione. Il procuratore ha insistito sul fatto che l’ostacolo principale nel nostro paese è rappresentato dalla mentalità che non dà il giusto peso alla prevenzione. “La legge deve essere adempiuta: se ci fosse stata la Clpv (Classificazione dei luoghi per la protezione civile), si sarebbe dovuto agire di conseguenza”, ha aggiunto, evidenziando l’importanza di seguire le normative per garantire la sicurezza.
La mancata classificazione valanghiva: una responsabilità decisiva
Secondo Barlucchi, la mancata classificazione valanghiva di Rigopiano è stata decisiva per il verificarsi della tragedia. “Se fosse stata fatta, non sarebbe successo quanto accaduto”, ha affermato, facendo riferimento al ruolo che una corretta e tempestiva classificazione avrebbe avuto nel prevenire l’accesso e l’uso dell’hotel durante una stagione particolarmente rischiosa.
Il caso di Rigopiano, dunque, evidenzia responsabilità a livello di gestione preventiva, in un contesto in cui la Protezione civile, le amministrazioni locali e gli enti responsabili non hanno agito tempestivamente per evitare il disastro.
Il proseguimento dell’udienza e le condanne richieste
Al termine della scorsa udienza, il sostituto procuratore generale aveva già chiesto condanne per i due tecnici della Provincia di Pescara, per l’ex sindaco di Farindola e per il tecnico comunale. L’udienza prosegue con la presentazione delle parti civili, che sono coinvolte nel processo e che, come le accuse, chiedono giustizia per le vittime del disastro.