Giro di banconote false: l’inchiesta è partita dall’arresto di un diciottenne ternano

Fermato ad Acilia il produttore, mentre preparava un plico da 7.300 euro in “cinquanta” contraffatte. La svolta dopo il sequestro del 28 ottobre a Terni: nell’inchiesta anche Europol e le polizie austriaca e spagnola.

Ha 18 anni ed è uno studente il ternano beccato con 35.000 euro falsi dai Carabinieri nell’ambito della maxi operazione partita da Acilia che ha smantellato un giro da oltre 2 milioni di euro.

Il giovane è stato fermato, secondo quanto si apprende, presso una postazione di scambio in via Campofregoso. Il giovane, incensurato, era stato controllato subito dopo il ritiro del plico alle Poste: nella disponibilità dello studente non c’erano soltanto le banconote appena ricevute, ma anche un ulteriore quantitativo di denaro falso conservato in casa, per un totale di circa 36mila euro.

Grazie al suo arresto si è riusciti ad arrivare al produttore, un trentunenne di Acilia fermato dai carabinieri del Nucleo operativo antifalsificazione monetaria di Roma mentre stava predisponendo l’ennesima spedizione di denaro contraffatto: un plico composto esclusivamente da banconote da 50 euro, per un valore complessivo di 7.300 euro ritenuto al centro del giro di spaccio di banconote false.

La posizione del giovane

Durante l’arresto del diciottenne, datato 28 ottobre, i militari avevano sequestrato anche numerosi fogli di banconote stampate – sia già ritagliati sia ancora da ritagliare – in tagli da 200 a 10 euro, oltre a centinaia di patch olografiche con il ritratto della “dea Europa”, destinate a imitare la filigrana e a rendere i biglietti più simili a quelli autentici. Elementi che, per gli investigatori, hanno rappresentato un passaggio chiave per risalire alla filiera di produzione.

Dopo l’arresto in flagranza, il giovane ternano era comparso davanti al giudice e, dopo alcune ore ai domiciliari, era stato sottoposto a misure cautelari: obbligo di dimora con permanenza notturna in casa e presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Il suo legale, l’avvocato Fabio Massimo Guaitoli, aveva chiesto il rito abbreviato e, nel tentativo di ridimensionare l’episodio, aveva parlato di “un gioco social”, una sorta di sfida tra ragazzi legata alla capacità di rendere le banconote simili a quelle vere.

L’attività investigativa, tuttavia, è proseguita e proprio quel sequestro avrebbe dato la spinta decisiva all’inchiesta che ha portato all’individuazione del presunto falsario. Il 31enne romano, secondo quanto emerso, era già da tempo attenzionato e sarebbe stato attivo anche sui social media. Le indagini – descritte come delicate e sviluppate anche fuori dai confini nazionali – sono state condotte con il supporto di Europol e con il coinvolgimento della polizia austriaca e spagnola, nell’ambito di un giro di denaro falso stimato complessivamente in circa un milione di euro.

Una stamperia in casa

Al momento dell’arresto ad Acilia, la perquisizione domiciliare avrebbe consentito di smantellare una vera e propria struttura di produzione, con il sequestro di computer, stampanti digitali e strumenti di perfezionamento grafico. All’interno dei dispositivi informatici, i militari hanno trovato i cosiddetti “progetti grafici” utilizzati per generare le contraffazioni.

Durante l’operazione è stato inoltre sequestrato un wallet elettronico, ritenuto strumentale alla gestione dei pagamenti con la clientela. Nel portafoglio digitale sarebbero state trovate criptovalute – tra cui litecoin e usdt – per un valore di circa 600 euro, oltre a circa 21mila euro in contanti, considerati dagli investigatori il risultato del cash-out, cioè la conversione in denaro dei proventi illeciti ottenuti tramite criptovalute.

Nel corso dell’inchiesta sarebbero stati intercettati anche pacchi postali contenenti banconote false e sequestrati in diverse località, tra cui Austria, Pesaro, il Torinese e Terni. Il blitz del 28 ottobre in Umbria viene indicato come il passaggio che ha permesso di consolidare il quadro e arrivare all’arresto del presunto falsario romano.

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