Il Consiglio di Stato ha confermato nei giorni scorsi l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto eolico Phobos, destinato a sorgere tra Castel Giorgio e Orvieto. La decisione arriva dopo anni di controversie e si basa sul silenzio-assenso della Regione Umbria, considerato inoppugnabile dai giudici amministrativi. Il progetto, la cui richiesta risale al 2021, aveva già ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri che ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico alla produzione di energia rinnovabile rispetto ai pareri negativi espressi dagli organismi di tutela del patrimonio culturale.
Il pronunciamento del Consiglio di Stato
La sentenza del Consiglio di Stato, dopo quella del Tar, rappresenta una svolta decisiva per il progetto. I giudici hanno stabilito che il silenzio-assenso della Regione Umbria, manifestato nei sessanta giorni successivi al provvedimento governativo, ha reso il titolo autorizzativo definitivo e non più contestabile. Questa decisione pone fine alle numerose controversie promosse da residenti e titolari di attività economiche della zona interessata dall’installazione, che avevano cercato di bloccare l’iter autorizzativo attraverso ricorsi amministrativi.
Il Consiglio dei ministri aveva già deliberato in precedenza la compatibilità ambientale del progetto, valutando i pareri contrari del Ministero della Cultura ma riconoscendo la prevalenza dell’interesse pubblico legato agli obiettivi europei e costituzionali in materia di transizione energetica. Tale decisione è stata ora consolidata dal pronunciamento della giustizia amministrativa.
Le caratteristiche tecniche dell’impianto
Il progetto Phobos prevede l’installazione di sette aerogeneratori con specifiche tecniche di rilievo. Ogni turbina avrà un diametro di rotore di 170 metri e un’altezza mozzo di 115 metri, con una potenza nominale di 6 MW ciascuna. La potenza complessiva dell’impianto raggiungerà i 42 MW, a cui si aggiungeranno le opere necessarie per la connessione alla Rete elettrica nazionale.
L’impianto si inserisce nel quadro delle iniziative per lo sviluppo delle fonti rinnovabili sul territorio italiano, in linea con gli impegni assunti dall’Italia in sede europea per la riduzione delle emissioni e la transizione verso un sistema energetico sostenibile.
I pareri contrari delle Soprintendenze
Il percorso autorizzativo si è caratterizzato fin dall’inizio per la presenza di pareri contrari espressi dagli organismi preposti alla tutela del patrimonio. La Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale aveva manifestato perplessità sul progetto, così come la Soprintendenza Speciale per il Pnrr. Entrambe le istituzioni avevano sollevato preoccupazioni relative all’impatto paesaggistico e culturale dell’installazione in un’area di particolare pregio. E c’era stata anche una mobilitazione pubblica
Nonostante questi pareri negativi, il procedimento ha proseguito in virtù della valutazione governativa che ha considerato prioritario l’interesse alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ritenendo tale obiettivo prevalente rispetto alle istanze di tutela paesaggistica.
La reazione dell’associazione Nova Orvieto
L’associazione Nova Orvieto ha espresso in una nota ufficiale il proprio rammarico per la decisione finale. L’organizzazione ha definito il pronunciamento come una scelta che “mortifica la volontà di un intero territorio” e ha sottolineato come la mobilitazione locale abbia coinvolto comuni, associazioni, esperti legali, cittadini e intere comunità in una battaglia collettiva.
Nella nota, Nova Orvieto dichiara di non volersi “assistere passivamente o arrenderci di fronte a questo progetto di devastazione ambientale e paesaggistica, calato dall’alto e guidato da una logica estrattiva”. L’associazione critica l’assenza di una “pianificazione seria, sostenibile e democratica” nella transizione energetica e sottolinea che “è in gioco il valore dell’autodeterminazione dei territori e di comunità sempre più inascoltate”.
L’organizzazione ha annunciato che continuerà il proprio impegno nella promozione di iniziative per la tutela del territorio, mantenendo aggiornata la cittadinanza sugli sviluppi futuri e auspicando un risveglio delle coscienze rispetto alla salvaguardia del patrimonio comune.
Le implicazioni per il territorio
La vicenda dell’impianto eolico Phobos solleva questioni complesse relative al bilanciamento tra esigenze energetiche nazionali e tutela del territorio. Da un lato si colloca l’urgenza della transizione energetica e il raggiungimento degli obiettivi climatici europei, dall’altro le istanze di salvaguardia di aree caratterizzate da peculiarità paesaggistiche e culturali.
Il caso specifico evidenzia le tensioni che possono emergere quando progetti di rilevanza nazionale si scontrano con le sensibilità locali e con le valutazioni degli organismi di tutela del patrimonio. La decisione finale del Consiglio di Stato stabilisce un precedente significativo per quanto riguarda il peso da attribuire ai diversi interessi in gioco nei procedimenti autorizzativi relativi agli impianti da fonti rinnovabili.
Assurdo stiamo dando energia ai tedeschi e a noi rimane solo il caro bollette