Manovra fiscale Umbria, Batini: “Discrepanza di 64 milioni nei conti”

Il consigliere comunale di Terni contesta le proiezioni della Regione sull'addizionale IRPEF 2026: mancano 160mila contribuenti nei calcoli

Claudio Batini, consigliere del Comune di Terni e del CAL Regione Umbria, solleva dubbi sulla manovra economica della Regione Umbria dopo le precisazioni di Palazzo Donini sull’Irpef.Manovra fiscale Umbria, Batini: “Discrepanza di 64 milioni nei conti” L’analisi presentata dal consigliere evidenzia discrepanze tra i dati utilizzati dalla Giunta Proietti e quelli ufficiali del Ministero dell’Economia, con una differenza di oltre 64 milioni di euro nel calcolo del gettito fiscale previsto per il 2026.

Secondo quanto affermato da Batini, la matematica fiscale della Regione Umbria ignorerebbe i dati reali del MEF, creando un quadro di incertezza sulla reale portata della manovra. La contestazione si concentra su numeri che, messi a confronto con le statistiche ministeriali, solleverebbero interrogativi sulla trasparenza e l’accuratezza delle proiezioni regionali.

La questione dei contribuenti “invisibili”

Il primo punto critico riguarda la platea dei contribuenti IRPEF in Umbria. I dati ufficiali del Ministero dell’Economia indicano 668.600 contribuenti nella regione, mentre le simulazioni regionali ne considererebbero circa 509.000. La differenza ammonta a 159.599 contribuenti, pari al 24% della popolazione fiscale umbra, che risulterebbero esclusi dalle proiezioni della Giunta.

Questa discrepanza nella base imponibile avrebbe conseguenze dirette sul calcolo del gettito fiscale atteso. Applicando le nuove aliquote regionali previste per il 2026 alla platea reale certificata dal MEF, il gettito effettivo risulterebbe superiore a 248 milioni di euro, contro i 184 milioni dichiarati ufficialmente dalla Regione. Una sottostima del 35%, secondo i calcoli presentati dal consigliere.

L’impatto sulla pressione fiscale del ceto medio

Un’altra criticità sollevata riguarda l’interazione tra la riforma fiscale nazionale e l’aumento regionale. Il Governo ha ridotto l’aliquota IRPEF dal 35% al 33% per la fascia di reddito tra 28.000 e 50.000 euro, generando uno sgravio stimato in circa 43 milioni di euro per i contribuenti umbri. Secondo l’analisi di Batini, l’aumento dell’addizionale regionale IRPEF annullerebbe completamente questo beneficio per il ceto medio.

Al netto delle detrazioni e degli sgravi nazionali, dalle tasche dei contribuenti umbri uscirebbero complessivamente 205 milioni di euro di tasse aggiuntive rispetto all’anno precedente. L’Umbria risulterebbe l’unica regione italiana ad alzare il prelievo fiscale per il 2026 in modo così consistente, scegliendo la strada della massima pressione tributaria mentre altre amministrazioni regionali cercano di stabilizzare il carico fiscale.

Le quattro domande alla Giunta regionale

Batini formula quattro quesiti specifici rivolti all’amministrazione Proietti. Il primo riguarda la destinazione dei 64 milioni di differenza tra il prelievo calcolato sui dati ministeriali e quello dichiarato dalla Regione. Il secondo chiede spiegazioni sull’esclusione di 160.000 contribuenti dalle proiezioni fiscali.

La terza domanda si concentra sulle ragioni della scelta di colpire proprio il ceto medio, annullando i risparmi introdotti dal Governo centrale per le famiglie con redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro. Il consigliere interroga la Giunta sulla coerenza tra le scelte politiche regionali e quelle nazionali in materia di equilibri del prelievo fiscale.

Il quarto quesito riguarda la reale destinazione dell’aumento, considerando che la Corte dei Conti avrebbe smentito l’entità del disavanzo sanitario utilizzato come motivazione principale della manovra. Batini chiede dove finiranno le risorse prelevate ai cittadini, se la giustificazione dell’intervento non troverebbe riscontro nelle verifiche contabili ufficiali.

Richiesta di trasparenza sui conti pubblici

La posizione espressa dal consigliere sottolinea la necessità di chiarezza quando si adottano misure che incidono direttamente sul reddito disponibile dei lavoratori. La richiesta è quella di un confronto aperto sui numeri della manovra, con particolare riferimento alle fonti utilizzate per le proiezioni e alla coerenza tra le dichiarazioni pubbliche e i dati certificati dagli organismi nazionali di controllo.

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