L’Umbria si conferma tra le regioni italiane dove la tassa sui rifiuti pesa di più sulle famiglie. Secondo i dati dell’Osservatorio di Cittadinanzattiva relativi al 2025, una famiglia umbra ha pagato in media 391 euro di Tari, ben 51 euro in più rispetto ai 340 euro della media nazionale. La regione si posiziona al quinto posto in Italia per costo della tassa rifiuti, preceduta solo da Toscana (497 euro), Puglia (445 euro), Campania (418 euro) e Sicilia (402 euro).
I 391 euro medi dell’Umbria superano anche le medie delle tre macroaree italiane: il Nord paga 290 euro, il Centro 364 euro e il Sud 385 euro. Ma il dato che preoccupa maggiormente riguarda l’incremento registrato nell’ultimo anno: la Tari umbra è aumentata del 5,1%, passando da 371 a 391 euro, quasi il doppio rispetto all’aumento nazionale del 3,3% (da 329 a 340 euro).
Le differenze all’interno della regione sono significative. Terni si attesta a 326 euro, posizionandosi sotto la media regionale e più vicina alla media nazionale. Perugia invece raggiunge 445 euro, allineandosi ai costi della Puglia e superando di gran lunga sia la media umbra che quella del Centro Italia. Questa differenza di 119 euro tra i due capoluoghi si spiega con diverse variabili che incidono sui piani economici locali.
Nel capoluogo di regione pesano particolarmente i costi per la messa in sicurezza della discarica di Pietramelina, una voce che grava in modo rilevante sul bilancio della gestione rifiuti perugina. Oltre a questo fattore strutturale, concorrono a determinare le differenze tariffarie anche la produzione dei rifiuti, il costo del trasporto e il livello di evasione, che varia da municipio a municipio.
Le prospettive per il 2026 non sono incoraggianti. Sebbene la tariffa non sia ancora stata deliberata dall’Auri (Autorità umbra rifiuti e idrico) e dall’Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), i segnali indicano possibili ulteriori rincari. Il cambiamento nei metodi di calcolo, con l’introduzione della cosiddetta “tariffa puntuale”, modificherà i criteri: non si pagherà più solo in base all’ampiezza dell’abitazione e al nucleo familiare, ma anche sulla base della quantità di indifferenziato conferita.
La quota massima di incremento prevista si colloca al 9%, il che significherebbe portare l’esborso medio umbro a 426 euro. Già a dicembre, secondo la rilevazione Istat dei prezzi al consumo resa nota da Federconsumatori Perugia, l’indice di inflazione tendenziale sul costo della raccolta rifiuti a Perugia registrava un +6,3%. Secondo la stessa Federconsumatori, a livello nazionale l’aumento minimo sarà comunque del 2,7%.
L’incremento della Tari contrasta con il dato positivo della raccolta differenziata, che in Umbria sfiora il 70%, in progressivo innalzamento. Questo aspetto rende ancora più incomprensibile per i cittadini il continuo aumento della tariffa, nonostante i miglioramenti nelle pratiche di gestione dei rifiuti.
La Regione Umbria sta lavorando per contenere gli aumenti. Nell’ambito del progetto Equitari, insieme ad Auri sta analizzando municipio per municipio i fattori specifici che fanno impennare i costi, per poi intervenire di conseguenza. La legge sull’economia circolare dovrebbe portare benefici non solo ambientali ma anche economici, nelle intenzioni del legislatore.
Un parziale argine agli aumenti arriva dal Tar Umbria, che con due differenti sentenze ha bloccato la richiesta di alcuni gestori del servizio di aumentare i costi nel piano economico finanziario dell’Auri per i maggiori esborsi sostenuti tra il 2022 e il 2025. Il tribunale amministrativo ha giudicato inammissibili i ricorsi, rilevando che si tratta di una questione procedurale: gli atti Auri non hanno validità definitiva ma solo provvisoria, e l’eventuale impugnativa andrebbe indirizzata all’Arera, che ha l’ultima parola.
Tuttavia il contenimento dei costi non può limitarsi a tecnicismi giuridici. La vera sfida rimane quella della riduzione della produzione dei rifiuti e della chiusura del ciclo, nel caso umbro senza ricorrere al termovalorizzatore. Solo attraverso politiche strutturali di gestione più efficiente sarà possibile invertire la tendenza agli aumenti e allineare i costi umbri a quelli delle regioni più virtuose.
Facciamo la raccolta differenziata , abbiamo due inceneritori nel territorio che nessun altro comune vuole e ci dobbiamo pure pagare sopra
Magari 326 .A casa mia 4 persone 520
È una vergogna…sempre mondezza in casa ..e pure più cara…io da adesso non faccio più niente
Da me ( allerona ) tre persone 460.
Per fortuna si doveva pagare di meno
Ricordo quando a Borgorivo organizzarono incontro x convincerci che avremmo risparmiato ed io contestai ad un ingegnere che non sarebbe stato così . A distanza di anni oggi i nostri rifiuti sono venduti ed a noi è rimasto l onere di smaltirli e pagare di più !!
Paghiamo noi L’AFRICA COL CAZ@O !!!! poi arrivano chi ritira e si mettono ha spulciare una bottiglia un pezzo de carta mentre nelle zone delle RISORSE andiamo con caricatori e camion TUTTO 👌
Ladri legalizzati , sarebbe da bruciare tutto !!!! Mio padre ultra settantenne solo in casa con disabilità solo di conguaglio 260 euro per un appartamento di 90 mq
Paghiamo per avere casa sempre piena d’ immondizia…
Complimenti ci paghiamo pure caro per questo gran servizio