Si infila nel cibo ma vola pure coi droni, così la droga entra nelle carceri umbre

Un'indagine della Procura di Perugia evidenzia la crescita dei flussi di introduzione

La droga che arriva all’interno delle carceri umbre. Introdotta ricorrendo a diversi stratagemmi. Dal vecchio sistema dello stupefacente nascosto in indumenti o generi alimentari fino al moderno utilizzo della tecnologia e dei droni. Ma anche in pacchi postali recapitati ai detenuti, lanci dall’esterno sotto le finestre, o consegne da parte di amici e familiari in parlatorio. Un’indagine della Procura generale di Perugia evidenzia come il fenomeno dell’introduzione di droga nelle quattro carceri umbre sia notevole. Lo stesso avviene anche a Terni, nella casa circondariale di vocabolo Sabbione, dove comunque si registra pure una flessione dei flussi di affari sopravvenuti nel triennio dal 2023 al 2025.

Domina l’hashish ma è arrivata pure l’eroina

Riguardo agli arresti per droga, nel triennio se ne sono registrati 479, con l’andamento annuale che evidenzia incrementi da un anno all’altro, ma con una leggera flessione nel 2025. Allo stesso tempo, è cresciuto anche il numero dei rinvenimenti e dei sequestri di droga da parte della Polizia penitenziaria. Sono stati 15 nel 2023, 26 nel 2024 e 34 nel 2025. Nello specifico, l’analisi fatta evidenzia nell’hashish tipo di sostanza più frequente all’interno delle celle, che costituisce la maggior parte dei 3,7 chili di stupefacenti in tutto intercettati. Segue la cocaina. Più altre sostanze come marijuana e ketamina. Nel 2023 erano stati intercettati 384,99 grammi di hashish e 62,12 grammi di cocaina, nel 2024 si è passati a 1.360 grammi di hashish e 95 di cocaina con l’aggiunta di ketamina e marijuana. Nel 2025 si è arrivati a oltre 1.583 grammi di hashish, quasi 114 grammi di cocaina e 8,40 grammi di marijuana. Ma per l’ultimo anno balza al’occhio come stia cominciando a circolare, sebbene in piccola traccia, pure l’eroina, quantificata in 21 grammi. Infine, riguardo ai singoli episodi registrati, questi sono stati 75 nell’intero triennio, 63 dei quali nelle carceri di Terni, Spoleto e Orvieto, nelle quali risulta predominante la presenza di detenuti di nazionalità italiana.

Lo spaccio mirato

Il fenomeno, secondo la relazione della Procura, fa presumere l’esistenza di reti di supporto territoriali solide, in grado di fornire risorse e appoggi funzionali ai tentativi di introduzione di droga. I detenuti, dunque, attraverso i loro familiari e le loro cerchie di amicizie e conoscenze, si avvarrebbero anche dei mercati illeciti e dei traffici locali. Infatti, proprio lo spaccio di droga destinata agli istitui penitenziari può essere un filone di azione da parte dei giri malavitosi che operano nelle singole zone.

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