Verdecchia rilancia sul Teatro Verdi: “Maggioranza boccia mozione popolare contro stop ai lavori”

Il consigliere Verdecchia denuncia le contraddizioni della Giunta sul progetto PNRR e chiede lo stop immediato ai lavori

irca 500 cittadini ternani hanno depositato il 18 marzo 2025 un atto di indirizzo di iniziativa popolare per modificare il progetto di riqualificazione del Teatro Verdi, finanziato con fondi PNRR. La mozione, presentata in Consiglio Comunale il 19 gennaio 2026 dal consigliere Guido Verdecchia del Gruppo Misto, è stata bocciata dalla maggioranza. L’amministrazione comunale di Terni ha annunciato un Consiglio aperto per il 16 marzo 2026, mentre i lavori di ristrutturazione proseguono.

“Prima di ogni altra considerazione, è doveroso dare merito a chi ha lavorato per inserire il progetto del Teatro Verdi tra i finanziamenti del PNRR”, ha dichiarato Verdecchia, sottolineando però che “è un’opportunità straordinaria per Terni, ma proprio per questo è inaccettabile vederla sprecata per un’opera che non restituisce alla città il suo vero teatro”.

Il progetto del Teatro Verdi ha ottenuto finanziamenti attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Durante la campagna elettorale, il sindaco Bandecchi aveva promesso una revisione del progetto. “Già in campagna elettorale, il Sindaco Bandecchi aveva promesso una vera rivoluzione sul progetto del Verdi, assicurando che sarebbe andato incontro alle reali esigenze della città”, ha ricordato il consigliere comunale.

Dopo l’elezione, secondo quanto riferito da Verdecchia, il primo cittadino aveva assicurato ai firmatari della mozione popolare che “l’atto sarebbe stato discusso in Consiglio Comunale entro settembre 2025”. Invece, “dopo quegli annunci, è calato un muro di silenzio, sperando forse che i cittadini dimenticassero e desistessero”.

L’atto di indirizzo depositato dai cittadini ternani si basa sullo Statuto del Comune e prevede modifiche tecniche sostanziali al progetto in corso. La proposta include la sopraelevazione della sala di tre metri per ripristinare la capienza storica di 900-1.000 posti, ritenuta indispensabile per ospitare le grandi compagnie teatrali nazionali.

Le criticità evidenziate nella mozione riguardano anche l’acustica della struttura. I firmatari chiedono lo stralcio delle gallerie considerate non funzionali che rifrangono il suono, e l’adeguamento della buca d’orchestra, attualmente ritenuta insufficiente per il numero di musicisti necessari alle rappresentazioni liriche.

Un punto centrale della contestazione riguarda il Canto Lirico italiano, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO. I promotori della mozione ritengono che Terni debba onorare “l’obbligo morale di onorare il Canto Lirico italiano, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità, con una struttura all’altezza”.

Durante la seduta del Consiglio Comunale del 19 gennaio 2026, secondo quanto riferito da Verdecchia, si sarebbe assistito a “uno sberleffo istituzionale: il Sindaco ha deriso le firme e le proposte tecniche perdendosi in una dissertazione sulla pesca sportiva, bollando come ‘chiacchiere’ istanze fondamentali per il futuro della città”.

L’annuncio del Consiglio Comunale aperto previsto per il 16 marzo viene considerato dal consigliere di minoranza “il tentativo di disinnescare la protesta e la ‘bomba’ politica che ha messo in luce la verità in aula il 19 gennaio”. Verdecchia sostiene che “se la Giunta volesse davvero ascoltare i ternani, oggi non avrebbe altra scelta che fermare immediatamente i lavori”.

Il nodo centrale della questione riguarda la compatibilità tra il proseguimento dei lavori e la possibilità di apportare modifiche al progetto. “Che senso ha chiamare i cittadini a esprimersi se nel frattempo i cantieri proseguono spediti, rendendo ogni variante tecnica impossibile?”, ha chiesto il consigliere comunale. “Senza un blocco immediato delle opere, il consiglio del 16 marzo sarà l’ennesima presa in giro, una messinscena per lavarsi la coscienza mentre si cementano gli errori del passato”.

La vicenda del Teatro Verdi solleva interrogativi sulla gestione dei fondi PNRR e sul rapporto tra amministrazione comunale e partecipazione popolare. L’iniziativa dei 500 cittadini rappresenta uno strumento previsto dallo Statuto comunale, ma la sua bocciatura in aula evidenzia una divergenza tra la volontà espressa da una parte della popolazione e le scelte della maggioranza di governo.

Le tempistiche della vicenda mostrano un percorso articolato: dalla raccolta firme di marzo 2025, attraverso le promesse elettorali e post-elettorali del sindaco, fino alla discussione consiliare di gennaio 2026 e al previsto Consiglio aperto di marzo. In questo arco temporale, i lavori di riqualificazione non hanno subito interruzioni, rendendo sempre più complessa l’eventualità di modifiche strutturali significative.

“Terni non ha bisogno di lezioni di pesca o di battute di spirito, ma di un teatro vero e di coraggio politico”, ha concluso Verdecchia, invitando la maggioranza a “dimostrare con i fatti che le promesse della campagna elettorale non erano solo polvere negli occhi dei cittadini e che quella del 16 marzo non è solo l’ultima scena di una recita mal riuscita”.

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Vladimiro Paiella
Vladimiro Paiella
1 mese fa

Se il Sindaco vuole essere seguito e creduto nella sacrosanta lotta contro l’Egemonia della RegionPerugiaCentrica, DEVE mantenere le promesse elettorali anche per il Teatro Verdi, altrimenti sarà ricordato come il solito pseudo politico scaldapoltrone.

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