Pochi minuti ma intensi e toccanti. La testimonianza di Mirko Frezza, attore romano con solide radici in Umbria alla seconda serata del Premio San Valentino è stata forte ed ha acceso i riflettori su un tema di cui qui abbiamo parlato spesso ovvero il reinserimento dei detenuti.
Lo spunto è arrivato dal progetto che a breve partirà e di cui Frezza fa parte, ovvero non “Non siamo quelli”. Una compagnia teatrale composta da attori ed ex detenuti che porterà in giro per i teatri- ma anche per le carceri – lo spettacolo Il Respiro del Mondo, a cura di Folco Napolini, presentato in anteprima lo scorso 6 Febbraio al teatro Secci.
Frezza, che da anni vive a San Giacomo di Spoleto, è egli stesso un ex detenuto che ha trovato il riscatto nel teatro, come il giovane Ettore che insieme a Folco Napolini ora fa volontariato in carcere e che ha letto sul palco del Secci una lettera dei detenuti coinvolti nel laboratorio. L’arte come forma di riscatto, ma anche le azioni costanti per evitare che il degrado prenda il sopravvento nelle persone, come Frezza fa quotidianamente insieme ad altri ex detenuti nel suo quartiere di origine, La Rustica, fra i più poveri di Roma: “Per fare la differenza bisogna prendere gli ultimi e cercare di farli diventare penultimi”, ha spiegato ricevendo il premio sul palco: “Il teatro è uno sfogo fondamentale, ti permette di vivere le emozioni senza che la debolezza venga fraintesa”.
Poi il breve racconto dell’esperienza personale in carcere: “Ci sono entrato a 19 anni e mi sentivo a casa, ed era vero perchè c’era tutta la mia famiglia”, ha spiegato. Il padre di Frezza è stato egli stesso infatti un detenuto: “Il rischio è proprio questo – ha sottolineato – che in mezzo ad altre persone, magari amici o conoscenti, col tuo stesso problema non riesci a venirne fuori”.
Da qui l’appello: “Dobbiamo aiutare, sostenere gli ex detenuti, quando escono dal carcere. Perchè mentre sta dentro la forma bene o male la trova, se vuole: c’è la scuola, la musica, il teatro, l’assistente sociale che ti aiuta. Il problema è quando esci e ritrovi la libertà ma vieni da case popolari o da quartieri dormitorio. Non è facile trovare lavoro e reinserirsi, perciò aiutiamo gli ex detenuti”.
Torna, quindi, il discorso relativo all’importanza della formazione dei detenuti mentre sono in carcere. Ma anche – e forse ancora di più- quello della fiducia. Dare una possibilità a chi ha sbagliato e vuole redimersi vuol dire metterlo sulla strada giusta, scommettere sul suo futuro. Una frase che può sembrare scontata ma che non lo è affatto, viste le difficoltà che ancora oggi le imprese hanno nell’assumere ex detenuti anche se formati.