Batini (Ap): “La manovra fiscale uccide le imprese umbre”

Claudio Batini attacca la presidente Proietti: nel mirino l’aumento delle imposte e l’impatto su ceto medio e imprese umbre

In Umbria si accende il confronto politico sulla manovra fiscale regionale: al centro delle polemiche le dichiarazioni del consigliere comunale di Ap Claudio Batini contro la presidente Proietti, accusata di aver introdotto un aumento che, secondo l’opposizione, colpirebbe lavoratori e imprese. Il dibattito riguarda la soglia dei 28.000 euro lordi annui, individuata come parametro di riferimento, e si inserisce nel contesto delle misure adottate dalla giunta regionale guidata dall’alleanza PD-M5S-AVS.

“La presidente Proietti continua a vendere la narrazione di una manovra che colpirebbe solo pochi privilegiati, ma la realtà delle buste paga racconta un’altra storia: una stangata collettiva che mette in ginocchio il ceto medio e le imprese”, afferma Batini in una nota. Il consigliere contesta in particolare la comunicazione istituzionale che avrebbe circoscritto l’impatto dell’aumento a una quota limitata della popolazione.

“Dire che l’aumento riguarda solo il 7% degli umbri – dichiara il consigliere comunale di Ap Claudio Batini – è una manovra di distrazione di massa. La soglia dell’inganno è fissata a 28.000 euro lordi, che tradotto significa colpire chi riceve una busta paga di circa 1.600 euro”. Secondo l’esponente politico, si tratterebbe di una fascia di reddito che non può essere considerata privilegiata ma che rappresenta una parte consistente del ceto medio umbro.

Nel dettaglio, Batini parla di rincari che per le fasce medie superano i 1.000 euro pro capite, sostenendo che l’aumento della pressione fiscale avrebbe effetti diretti sui bilanci familiari. “Parliamo di lavoratori normali, famiglie che già faticano ad arrivare a fine mese e che ora si ritrovano a pagare il conto per tutti”, aggiunge, evidenziando il possibile impatto sulle economie domestiche e sulle attività produttive del territorio.

Un altro punto critico sollevato riguarda il rapporto tra misure nazionali e scelte regionali. “Il danno è doppio: i cittadini umbri sono gli unici a non beneficiare delle agevolazioni fiscali nazionali. La Regione ha deciso di incassare tutto ciò che lo Stato aveva provato a lasciare nelle tasche degli italiani, neutralizzando di fatto i tagli alle tasse decisi a Roma”, prosegue Batini. Secondo questa ricostruzione, l’intervento regionale avrebbe annullato gli effetti delle riduzioni fiscali previste a livello statale.

Nel mirino dell’opposizione finisce anche la gestione della sanità regionale. Batini parla di “buchi di una gestione sanitaria che non accenna a migliorare”, attribuendo alla maggioranza la responsabilità di aver scelto la leva fiscale per far fronte alle criticità del sistema. La manovra viene descritta come parte di una linea politica orientata, a suo dire, ad aumentare la pressione fiscale per coprire squilibri di bilancio.

La presidente Proietti, dal canto suo, ha sostenuto che l’aumento riguarderebbe una percentuale limitata di contribuenti, pari al 7% della popolazione regionale. Un dato che l’opposizione considera fuorviante rispetto alla reale platea coinvolta. Il confronto resta aperto sul piano politico e istituzionale, con posizioni contrapposte sull’impatto effettivo della misura.

“Se per la Proietti questi cittadini sono irrilevanti o ‘sacrificabili’, per noi di Stefano Bandecchi ogni singolo umbro ha lo stesso valore. Appaiono importanti perfino quel 7% ritenuto irrilevante dalla Presidente, perché rappresentano la forzaproduttiva che tiene in piedi questa regione. Non accetteremo che l’Umbria resti l’unica zavorrata da una politica decennale che pensa solo ad aumentare la pressione fiscale”, conclude Batini.

Il tema della pressione fiscale in Umbria si conferma dunque al centro del dibattito politico regionale, con un confronto acceso tra maggioranza e opposizione sulle conseguenze economiche della manovra e sulla tutela del tessuto produttivo locale.

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