Il dibattito sulla messa in sicurezza della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi si allarga e coinvolge ora anche i sindaci delle due città, che si contrappongono apertamente alle consigliere regionali del Partito Democratico. I primi cittadini Roberta Tardani (Orvieto) e Antonino Ruggiano (Todi) hanno sollevato la questione in Umbria dopo che la richiesta, avanzata dai consiglieri regionali di centrodestra, di essere ascoltati in Commissione prima del voto in aula sulla mozione è stata respinta. A rispondere sono state le consigliere regionali Letizia Michelini e Maria Grazia Proietti, che parlano di uno “scontro che non esiste”.
La posizione dei sindaci: “Ascoltarci prima, non dopo”
Tardani e Ruggiano hanno precisato di non muovere una rivendicazione di principio, ma di difendere il diritto delle proprie comunità a essere coinvolte nei processi decisionali che riguardano direttamente la loro sicurezza. Secondo i due sindaci, la richiesta di un’audizione preventiva in Commissione non rappresentava un tentativo di frenare l’iter procedurale, ma “un atto di buon senso istituzionale”.
Il punto sollevato è di metodo oltre che di merito: chi amministra territori fragili e complessi non può, secondo Tardani e Ruggiano, essere interpellato soltanto a decisioni già assunte. I fenomeni di dissesto idrogeologico che interessano la Rupe e il Colle richiedono, a loro avviso, programmazione pluriennale, dati tecnici aggiornati e coordinamento operativo diretto con gli enti locali. Escludere questo confronto, sostengono, significa indebolire l’efficacia stessa degli interventi.
I due sindaci hanno anche richiamato il contesto nazionale, citando i recenti eventi che hanno colpito diverse aree del Paese — tra cui il territorio di Niscemi, in Sicilia — come dimostrazione concreta che il rischio idrogeologico non è una minaccia teorica e che la manutenzione del territorio non può essere intermittente né subordinata a logiche contingenti.
La replica delle consigliere regionali
Le consigliere Letizia Michelini e Maria Grazia Proietti hanno respinto le accuse, sostenendo che chi ha seguito il dibattito in aula sa che la proposta avanzata era quella di ascoltare tutti i sindaci dei territori interessati da criticità di dissesto in Seconda Commissione, alla presenza dell’assessore regionale Thomas De Luca. Non si sarebbe trattato, dunque, di una chiusura al confronto, ma di una rimodulazione della sede e dei tempi del dialogo.
Le due esponenti del Pd hanno ribadito che l’urgenza era — ed è — quella di garantire la continuità delle risorse finanziarie per la messa in sicurezza dei due siti. In questa prospettiva, la mozione approvata dall’Assemblea Legislativa aveva come obiettivo principale il rafforzamento della richiesta al Governo di finanziamenti pluriennali e dedicati, non una strumentalizzazione politica della vicenda.
Michelini e Proietti hanno poi rivolto ai sindaci un rilievo diretto: se si cercano responsabilità politiche, queste andrebbero indirizzate ai colleghi di centrodestra in Consiglio regionale, che “si sono autoesclusi scegliendo di non partecipare al voto” su un atto definito urgente e strategico per la sicurezza degli stessi Comuni rappresentati da Tardani e Ruggiano.
Il nodo dell’accordo di programma
Sullo sfondo rimane aperta la questione sollevata dall’assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca, che aveva già denunciato il mancato intervento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ancora inadempiente rispetto alla firma dell’accordo di programma trasmesso dalla Regione prima delle festività natalizie. Senza quella sottoscrizione, non è possibile né rendicontare gli interventi già eseguiti né sbloccare le risorse per quelli in sospeso.
De Luca aveva anche ricordato che la Legge 160/2019 aveva stanziato 3 milioni di euro per il triennio 2020-2022, ripartiti in 1,35 milioni per Todi e 1,65 milioni per Orvieto, e che la Regione aveva anticipato le risorse sottoscrivendo l’accordo con i Comuni già nel giugno 2020. L’accordo di programma con il Ministero è stato invece predisposto solo con la DGR 1329 del 28 novembre 2025, sotto la giunta Proietti.
De Luca non risparmia critiche alla precedente giunta regionale, alla quale imputa un’inerzia che avrebbe generato un vuoto normativo e burocratico. All’epoca dell’avvio del programma, secondo l’assessore, non esistevano regole definite per il trasferimento delle risorse statali, una lacuna che avrebbe contribuito a determinare una possibile perenzione contabile dei fondi.