Ancora nel caos il carcere di Terni dopo i fatti di domenica sera e la violenta rivolta che ha devastato un’intera sezione della casa circondariale, più precisamente la sezione I, reparto di media sicurezza . Fabrizio Bonino, segretario per l’Umbria del Sappe, fa chiarezza sui fatti.
Protagonisti degli scontri due detenuti di nazionalità italiana, tra cui uno di origine straniera naturalizzato, noto per essere un campione di arti marziali miste (MMA), trasferito nel carcere umbro dal penitenziario di Pisa il giorno di San Valentino. Il bilancio materiale è pesantissimo; quello umano, per fortuna, non registra feriti tra gli agenti.
Come è iniziata la rivolta
Tutto ha avuto origine da una richiesta di trasferimento di cella avanzata dai due detenuti e respinta dal personale di sezione. Al diniego, i due hanno tentato di aggredire fisicamente il collega di turno, spingendolo in un angolo della rotonda. L’intervento immediato di un Ispettore di Sorveglianza, che aveva monitorato la situazione attraverso il sistema di videosorveglianza, ha permesso di sventare l’aggressione sul nascere.
Tuttavia, non appena l’Ispettore è giunto sul posto, il detenuto praticante di MMA ha spostato le proprie rimostranze su un pretesto differente: la presunta mancata autorizzazione alle telefonate con i familiari. Secondo la ricostruzione del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria SAPPE, la circostanza era priva di fondamento, in quanto il detenuto aveva già effettuato una telefonata il giorno precedente.
La devastazione della sezione
Con il personale costretto ad allontanarsi per mettere in sicurezza il collega accerchiato, i due detenuti — ai quali si sono aggiunti altri soggetti ancora in fase di identificazione — hanno preso il controllo dell’intera sezione. Ne è seguita una furia distruttiva di proporzioni eccezionali: brande e termosifoni sono stati strappati dalle pareti, i vetri del corridoio e quelli del blindato del box agenti sono stati sfondati, le plafoniere divelte. I rivoltosi si sono infine barricati all’interno, impedendo ogni accesso dall’esterno.
La situazione è rimasta critica per ore. Solo attorno alle 22:00, grazie all’intervento del Reparto Operativo Regionale (POR) e al contributo straordinario di agenti liberi dal servizio — accorsi spontaneamente in un giorno festivo — è stato possibile fare ingresso in sezione e tradurre alcuni dei responsabili nei locali passeggi.
La posizione del SAPPE
Il Segretario Regionale del SAPPE Umbria, Fabrizio Bonino, ha fornito una ricostruzione dettagliata degli eventi e ha rivolto un appello diretto alle istituzioni. “Quanto accaduto ieri a Terni è la fotografia più nitida e drammatica di un sistema carcerario in totale ebollizione”, ha dichiarato Bonino, sottolineando come il personale abbia evitato per un soffio una vera e propria tragedia.
Il sindacato ha rivolto un appello esplicito al Prefetto e al nuovo Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), invitandoli a visitare di persona l’istituto di Terni. Bonino ha ricordato come, anni addietro, un precedente vertice del DAP avesse promesso lo sfollamento del carcere — allora con 550 detenuti oltre la capienza regolamentare — senza mai mantenere l’impegno. “Non si può più chiedere il sangue a chi ogni giorno indossa una divisa”, ha concluso il segretario.
Sopralluogo e attese istituzionali
A constatare di persona l’entità dei danni è giunto il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per l’Umbria e le Marche. Resta atteso anche l’arrivo del Garante dei Detenuti. Il SAPPE ha assicurato il massimo supporto legale e morale a tutto il personale coinvolto negli scontri, con un riconoscimento particolare all’Ispettore che ha salvato il collega in pericolo.
L’episodio riaccende il dibattito sulle condizioni strutturali del sistema penitenziario italiano, tra sovraffollamento cronico, carenze di organico e crescente difficoltà nella gestione dei detenuti con profili di rischio elevato.
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