Devastazioni a Sabbione, Proietti: “Basta trasferimenti, Umbria non è carcere d’Italia”

La presidente Proietti interviene dopo i disordini: quasi 600 detenuti in una struttura che ne può ospitare 425, servizi al collasso e agenti in difficoltà

Dopo le violenze che nel tardo pomeriggio di domenica hanno sconvolto il carcere di Terni, interviene la presidente della Regione Stefania Proietti.

La presidente ha contattando il provveditore dell’amministrazione penitenziaria dell’Umbria, Liberato Guerriero, per fare il punto su una situazione definita “veramente critica”. La struttura penitenziaria ternana ospita oggi quasi 600 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 425 posti, con un tasso di sovraffollamento che supera il 40% e che, secondo la presidente, sarebbe alla radice dei disordini scoppiati nella giornata precedente.

Secondo quanto riferito dal provveditore Guerriero alla presidente Proietti, la situazione emergenziale sarebbe stata aggravata da un ulteriore trasferimento di due detenuti avvenuto nei giorni scorsi all’interno della struttura, già operante ben oltre la sua capienza. Un episodio che, a detta della presidente, “non può essere più permesso”, in quanto compromette sia la salute che la sicurezza di chi vive e lavora all’interno del carcere. Proprio nei giorni scorsi, lo stesso Guerriero aveva incontrato l’assessore al welfare Fabio Barcaioli

Un incontro che aveva portato all’impegno da parte del nuovo provveditorea  riattivare e rafforzare le procedure relative ai programmi sociali, a partire dai percorsi di reinserimento e dalle misure di accompagnamento rivolte ai soggetti in esecuzione penale. Il Provveditore Guerriero si era inoltre impegnato ad un ciclo di visite in tutti gli istituti penitenziari dell’Umbria, finalizzato a rilevarne le esigenze strutturali e organizzative, così da definire un quadro aggiornato delle necessità e orientare le successive azioni amministrative.

Un sistema al limite: sanità, servizi sociali e sicurezza sotto pressione

Il sovraffollamento, come spiegato, sta producendo effetti concreti su più fronti. L’area sanitaria e i servizi sociali della casa circondariale di Terni si trovano in condizioni di grave affanno, con il rischio concreto di non riuscire a garantire le prestazioni minime alla popolazione detenuta. Anche le condizioni di lavoro degli agenti penitenziari sono critiche: il personale fatica a gestire un clima di tensione costante, che lunedì è sfociato in episodi di violenza.

La mattina successiva ai disordini, si è tenuto un summit interno al carcere di Terni che ha coinvolto il Garante per i detenuti Giuseppe Caforio, il direttore dell’istituto Valerio Pappalardo, il comandante della struttura Vanda Falconi e lo stesso provveditore Guerriero. L’incontro ha rappresentato il primo momento di coordinamento istituzionale dopo i fatti della sera precedente.

La Regione contro i trasferimenti

Al centro delle dichiarazioni di Proietti c’è una denuncia precisa nei confronti del sistema nazionale di gestione dei trasferimenti. L’Umbria, spiega la presidente, ha ricevuto per anni un numero eccessivo di detenuti trasferiti dalla regione Toscana e continua ad accogliere persone provenienti da altre regioni italiane, pur avendo un sistema carcerario già strutturalmente in difficoltà. “L’Umbria non può essere adibita a carcere d’Italia dove vengono trasferiti detenuti da tutte le altre regioni”, ha dichiarato Proietti, rivolgendo al Governo nazionale la richiesta esplicita di bloccare i flussi di trasferimento verso gli istituti umbri.

Il fronte regionale: nuovi tavoli in programma

La Regione Umbria rivendica al contempo un ruolo attivo nel contrasto alle cause strutturali del disagio carcerario. Secondo quanto dichiarato da Proietti, la Regione sarebbe la prima amministrazione regionale ad aver ripristinato e finanziato progetti di inclusione sociale e lavorativa per i detenuti, insieme a iniziative di giustizia riparativa e di prevenzione delle recidive, ambiti sui quali l’impegno proseguirà indipendentemente dall’evoluzione della crisi in atto.

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