Dopo la presidente di Regione Stefania Proietti, anche il sindaco di Terni prende posizione sulla situazione del carcere a margine dei recenti episodi di violenza che hanno portato alla devastazione di una sezione.
a prima mossa del sindaco è stata una telefonata diretta al direttore del carcere, con l’obiettivo di esprimere vicinanza istituzionale a lui e al personale della polizia penitenziaria coinvolto negli incidenti. Un gesto che precede, ma non oscura, una denuncia politica precisa e articolata sullo stato della struttura.
Al centro della questione c’è il sovraffollamento: secondo Bandecchi, il carcere di Terni ospita attualmente almeno 150 detenuti in eccesso rispetto alla capienza regolare. Un dato che, combinato con le gravi carenze negli organici — sia della polizia penitenziaria che del personale carcerario in senso più ampio — genera un contesto esplosivo, difficile da gestire anche nelle condizioni ordinarie.
“Quanto avvenuto è grave e mette a repentaglio la sicurezza degli agenti e degli stessi detenuti”, ha dichiarato Bandecchi, aggiungendo che “i tentativi di creare disordine e di esasperare la tensione vanno respinti e non possono essere in alcun modo accettati.” Una presa di posizione netta, che condanna i comportamenti violenti senza però ignorare le cause strutturali che li alimentano.
Il sindaco collega esplicitamente il degrado delle condizioni detentive all’impossibilità di garantire quanto previsto dalla Costituzione italiana: l’equa espiazione della pena e il percorso di recupero e reinserimento sociale del detenuto. In questo senso, la situazione attuale non è solo un problema di ordine pubblico interno, ma una questione di diritti fondamentali e di legalità costituzionale.
La richiesta avanzata da Bandecchi è duplice. “Da un lato, ridurre il numero di presenze all’interno della struttura, ponendo fine agli “eccessi” attuali attraverso misure redistributive o alternative. Dall’altro, procedere con urgenza al potenziamento degli organici, rafforzando il numero di agenti e operatori in grado di gestire in modo adeguato la popolazione carceraria presente”