Calci e pugni a moglie invalida e figlio di pochi mesi: condannato a 4 anni

Il Tribunale dispone anche la sospensione della potestà genitoriale per 8 anni: vittima una 29enne ternana, fatti aggravati dalla presenza del figlio neonato

Un 30enne di origini egiziane è stato condannato dal Tribunale di Terni a 4 anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie, una 29enne ternana invalida al 100%. La sentenza è stata pronunciata martedì 24 febbraio dal collegio presieduto da Simona Tordelli. Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno disposto la sospensione della potestà genitoriale per 8 anni e una provvisionale di 25 mila euro in favore della donna, costituitasi parte civile. I fatti contestati si sarebbero protratti per anni, prima e dopo la nascita del figlio della coppia. Ne riferisce il Corriere dell’Umbria.

Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe posto in essere una serie di condotte vessatorie e violente, aggravate dalle condizioni di salute della donna. Le aggressioni, stando a quanto ricostruito in aula, si sarebbero verificate in più occasioni e sarebbero state caratterizzate da spinte, schiaffi, percosse e insulti, spesso alla presenza del figlio quando era ancora in tenera età.

In due distinti episodi, il bambino – che aveva pochi mesi – sarebbe stato utilizzato come strumento di intimidazione. In un caso il padre lo avrebbe avvicinato alle pale di un ventilatore a soffitto; in un altro lo avrebbe sporto dalla finestra, con l’intento di terrorizzare la moglie e costringerla a subire ulteriori pressioni psicologiche. Circostanze che hanno contribuito a delineare un quadro ritenuto particolarmente grave dal Tribunale.

Alle accuse di maltrattamenti si erano aggiunte quelle di atti persecutori, riferite a un periodo successivo alla fine della relazione. Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe tentato di riallacciare i rapporti con l’ex compagna attraverso appostamenti, telefonate e messaggi dal contenuto offensivo. In alcune circostanze avrebbe minacciato di fuggire in Egitto portando con sé il figlio qualora la donna non fosse tornata con lui.

Un ulteriore episodio sarebbe avvenuto in strada, durante un incontro casuale, quando il 30enne avrebbe offeso l’ex moglie e l’avrebbe afferrata per un braccio per impedirle di allontanarsi. L’accusa di atti persecutori è stata tuttavia assorbita in quella di maltrattamenti, in quanto ritenuta parte di un’unica condotta complessiva.

Nel corso del processo, la pubblica accusa aveva richiesto una condanna a sei anni di reclusione. Il collegio giudicante ha invece determinato la pena in quattro anni, disponendo anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 25 mila euro a favore della vittima. La donna è stata assistita dall’avvocato Alessandro Gentiletti, mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Ilaria Iannucci.

Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno depositate entro 30 giorni. Per l’uomo si prospetta la possibilità di ricorrere in appello.

Il procedimento ha ricostruito una vicenda familiare segnata, secondo l’accusa accolta in primo grado, da violenze fisiche e psicologiche protratte nel tempo, in un contesto aggravato dalla condizione di particolare vulnerabilità della vittima.

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