Il carcere di Terni è al centro di una grave emergenza dopo le devastazioni compiute da alcuni detenuti nell’area di media sicurezza della struttura. Giuseppe Caforio, garante della Regione Umbria per le persone sottoposte a restrizioni della libertà personale, ha visitato il penitenziario in seguito ai disordini, descrivendo all’ANSA uno scenario senza precedenti nei suoi cinque anni di attività. “Sembrava veramente di trovarsi nell’epicentro di una guerra dove c’era stato un bombardamento”, ha dichiarato Caforio, sottolineando come siano state “divelte sbarre di ferro pieno” e “distrutto tutto ciò che si poteva distruggere”.
Il garante, pur condannando con fermezza gli episodi di violenza — “i fatti di violenza non hanno giustificazioni e vanno repressi” — ha tracciato un quadro allarmante del sistema penitenziario umbro, definendo la situazione come qualcosa che “sta implodendo” e che “degrada ogni giorno di più”.
Sovraffollamento cronico e diritti violati
Al centro della crisi vi è il sovraffollamento strutturale delle carceri umbre. Le strutture regionali hanno una capacità massima di 1.200 detenuti, ma ne ospitano attualmente almeno 1.600, con un tasso di sovraffollamento superiore al 33%. Secondo Caforio, il problema non è soltanto numerico: le prigioni umbre ricevono “quelli più complicati del centro Italia e non solo”, con un flusso crescente di trasferimenti anche dal sud del paese, concentrati proprio nell’area di media sicurezza, storicamente la più critica.
“Ci siamo totalmente dimenticati della funzione primaria del sistema carcerario, cioè quella riabilitativa”, ha denunciato il garante, aggiungendo che ogni giorno si violano i diritti fondamentali delle persone detenute.
La polizia penitenziaria sotto pressione
Il sovraffollamento si riverbera direttamente sulle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria, già fortemente ridotta nell’organico. Caforio ha evidenziato come gli agenti si trovino costretti a svolgere “ruoli che non sono i loro”, supplendo in modo improprio a figure professionali come psicologi e assistenti sociali, nel tentativo di mantenere sotto controllo una situazione definita “oggettivamente complicata”. Si tratta di una distorsione funzionale che aggrava ulteriormente la gestione quotidiana degli istituti.
La Regione Umbria chiede interventi al governo
La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, aveva già lanciato l’allarme rivolgendosi direttamente al Governo nazionale, chiedendo di “arginare i continui trasferimenti verso un sistema allo stremo”. Proietti ha ricordato come l’Umbria abbia già subito per anni trasferimenti dalla Toscana e abbia denunciato il rischio che la regione diventi “il carcere d’Italia”, destinazione di detenuti provenienti da tutto il territorio nazionale.
“Il sistema carcerario umbro soffre di sovraffollamento e problemi da troppi anni — ha dichiarato la presidente — e il rischio di disordini e violenze è all’ordine del giorno”. Proietti ha concluso reclamando “provvedimenti rapidi” per ripristinare “le basilari condizioni di vivibilità e sicurezza sia per gli ospiti che per chi ci lavora”.
Il garante Caforio ha ribadito la necessità urgente di “ridurre la pressione sulle carceri” umbre, avvertendo che senza una decisa “inversione di marcia” la situazione rischia di “degenerare ulteriormente”.