Carcere di Terni, via allo sciopero: “Agenti bersaglio quotidiano di violenze, la direzione tace”

Sappe, Sinappe, Usppe, Sippa e Uilpe denunciano condizioni di lavoro insostenibili dopo i disordini del 22 febbraio. La direzione annuncia il trasferimento di soli dieci detenuti.

I sindacati di polizia penitenziaria Sappe, Sinappe, Usppe, Sippa e Uilpe hanno proclamato ufficialmente lo stato di agitazione del personale in servizio presso la Casa Circondariale di Terni. La decisione è maturata — si legge nel comunicato congiunto — «a fronte del grave immobilismo riscontrato in seguito ai disordini che hanno recentemente interessato una sezione di media sicurezza dell’istituto», e soprattutto «a seguito del silenzio da parte dei Superiori Uffici».

Dal 22 febbraio, gli agenti sono quotidianamente esposti ad atti di violenza da parte dei detenuti coinvolti nella rivolta. Il servizio, denunciano i sindacati, «viene espletato con l’ausilio di scudi e caschi protettivi a causa dei continui lanci di oggetti, sputi, ingiurie, minacce e umiliazioni perpetrati da una detenzione resa ancor più aggressiva dalla mancata adozione di provvedimenti di trasferimento». Gli operatori si trovano inoltre a lavorare in una sezione parzialmente devastata, con cancelli delle camere detentive danneggiati e non più in grado di garantire la chiusura.

Il personale confidava in un intervento rapido delle autorità, ma «ad oggi non è stato fatto nulla di concreto». L’unico riscontro ottenuto è stato il trasferimento di soli otto detenuti, mentre i restanti continuano a tenere condotte prevaricatrici. A rendere ancora più paradossale la situazione, nello stesso periodo sono stati assegnati nuovi ristretti all’istituto ternano «per ragioni di ordine e sicurezza pubblica», aggravando ulteriormente una situazione già al limite.

Alle criticità di ordine pubblico si sommano, secondo il comunicato, «gravi criticità strutturali e impiantistiche, seriamente compromesse già prima dei fatti di cronaca e più volte segnalate ai Superiori Uffici». Nel dettaglio risultano inefficienti o fuori uso l’impianto di riscaldamento, quello elettrico e idraulico, i cancelli di sbarramento e il sistema di videosorveglianza.

Un istituto che, sottolineano i sindacati, è «strutturalmente inadeguato a ospitare circa 600 detenuti a fronte di una capienza di 420» e che è ormai diventato «teatro di aggressioni al personale quotidiane, verificatesi con frequenza allarmante anche prima degli ultimi eventi».

Turni irregolari e diritti sospesi

I sindacati denunciano anche turni di servizio non conformi alle normative contrattuali e la sospensione, a partire da questa settimana, di alcuni diritti soggettivi del personale. Il provvedimento — emesso dal comandante della polizia penitenziaria dopo i disordini del 22 febbraio con la cancellazione di congedi, riposi compensativi e permessi studio — era stato immediatamente contestato dall’Osapp, che ne aveva ottenuto il ritiro.

«Pronti all’autoconsegna»

Le organizzazioni sindacali sono chiare: lo stato di agitazione «rappresenta solo il primo atto di una serie di iniziative lecite di protesta, che si protrarranno fino a quando non verrà prestata la dovuta attenzione alle gravi problematiche di ordine e sicurezza». E avvertono che il personale, «ormai provato e sfinito, è pronto a ricorrere all’istituto dell’autoconsegna qualora non dovessero giungere, nell’immediato, segnali concreti e positivi da parte dei Superiori Uffici».

L’appello finale è rivolto anche all’opinione pubblica: i sindacati chiedono che «si ponga fine al silenzio e all’inerzia di chi, ai piani alti, finge che tutto proceda nella normalità». Nel frattempo, secondo quanto trapelato, la direzione del carcere avrebbe annunciato il trasferimento di soli dieci detenuti, una misura che le sigle sindacali giudicano del tutto insufficiente a ripristinare condizioni minime di sicurezza.

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