Che sorpresa a Giove: Mattarella telefona alla Scuola primaria ‘Verdi’

La telefonata dal Quirinale alla scuola primaria di Giove dopo la lettera degli alunni al presidente Sergio Mattarella con domande sulla guerra e sul futuro del mondo

Mattarella

Una mattinata come tante si è trasformata in qualcosa da raccontare per la Scuola primaria ‘Giuseppe Verdi’ di Giove. Tutto è iniziato con una telefonata molto particolare, a cui ha risposto la collaboratrice scolastica. Il prefisso di Roma, ’06’, la prima reazione. “Sarà un altro dei tanti call center“. Invece, dall’altra parte della cornetta non c’era un venditore di depuratori, ma la segretaria del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto rispondere a voce a una lettera scritta dagli alunni della pluriclasse composta da 4^ e 5^ e indirizzata proprio al Quirinale. Dopo un attimo di stupore, scartata l’ipotesi che si trattasse di uno scherzo, la collaboratrice ha chiamato al telefono la coordinatrice del plesso, la maestra Roberta Passoni.

La lettera degli alunni di Giove

Gli alunni di 4^ e 5^ di Giove avevano deciso di scrivere a Mattarella per avere risposte su una domanda che ci poniamo anche noi adulti: “Perché si fanno le guerre?”. Un quesito a cui non erano riusciti a rispondere nelle assemblee di classe periodiche. La missiva al capo dello Stato era lunga e articolata e ha talmente impressionato Sergio Mattarella che ha deciso di prenderla in considerazione seriamente, telefonando alla Scuola primaria.

Questo il testo:

“Carissimo e gentilissimo signor presidente Sergio Mattarella, siamo le bambine e i bambini di una pluriclasse 4° e 5° della Scuola Primaria che si trova a Giove, un piccolo paese dell’Umbria in provincia di Terni. Le abbiamo scritto perché abbiamo delle domande da porle. Deve sapere che noi in classe ogni due settimane facciamo un’assemblea durante la quale prendiamo delle decisioni sulla nostra vita a scuola e cerchiamo di risolvere i nostri problemi. Per noi è un momento molto importante. C’è chi ha l’incarico di dare la parola ai compagni e alle compagne, chi scrive il verbale e chi controlla la durata dei vari interventi.

Per preparare l’assemblea abbiamo attaccato alla parete tre buste: una in cui durante le settimane possiamo scrivere e imbucare dei problemi che abbiamo incontrato (se abbiamo discusso con un compagno – se abbiamo delle difficoltà durante la lezione..). La seconda busta è quella delle proposte, in cui ognuno di noi può scrivere delle idee sulle attività da svolgere, sull’organizzazione della classe, che vengono discusse e poi votate in assemblea. La terza è quella delle congratulazioni, dei complimenti e delle scuse. Quest’anno abbiamo chiesto alla maestra di aggiungere una busta dove imbucare le domande sulle guerre. Perché in questi anni abbiamo sentito la guerra tanto vicina e abbiamo visto immagini di nostri coetanei che soffrono e vivono momenti difficili a causa della guerra”.

“Signor Presidente, lei non farebbe mai la guerra…”

Continua così la lettera.

“Dopo quindici giorni dentro la busta c’era una domanda “Perchè si fanno le guerre?”. In assemblea di solito leggiamo le domande e proviamo a discuterne insieme, ma questa era veramente troppo difficile. Da questa domanda ne sono nate molte altre, altrettanto difficili. Solo lei forse ci può aiutare a fare un po’ di chiarezza. Ognuno di noi ha formulato delle domande e delle riflessioni che abbiamo provato a riassumere in questa lettera”.

“Perché Putin e tutti i presidenti che pensano di fare la guerra non si chiedono da soli, riflettendo tra sé e sé: “Ma che sto facendo? Perchè lo sto facendo? E soprattutto per che cosa lo sto facendo? Perché noi di questa scuola, ascoltando le notizie, ci siamo resi conto che la guerra non serve a nulla e porta solo distruzione mentre coloro che ci guidano e che hanno studiato molto più di noi non lo capiscono? Perché continuano a fabbricare e vendere armi quando si potrebbero vendere cibarie, costruire scuole e ospedali che sono molto più utili?

Abbiamo letto e cantato la “Guerra di Piero” e ci ha fatto pensare a tante cose sulla guerra. Uno di noi ha scritto che la canzone di De Andrè potrebbe essere considerata un manuale per far capire quanto è brutta la guerra. Molti sono rimasti colpiti dalle strofe in cui Piero si ferma a riflettere se sparare all’altro oppure no, perché spesso i soldati non ci pensano nemmeno e sparano senza sapere quello che stanno facendo. Il testo della canzone è bello perché ci ricorda anche quello che provano i soldati, perché altrimenti noi pensiamo solo che c’è un esercito colpevole, spietato, cattivo e invece dobbiamo anche pensare che i soldati sono obbligati, che la maggior parte forse non vorrebbe andare in guerra e che preferirebbe restare a casa con i familiari“.

“Perché fanno i trattati di pace, come tra Palestina e Israele, ma poi continuano i bombardamenti? Noi abbiamo scoperto che il primo trattato di pace è stato fatto nel 1300 a.c. lo hanno firmato il faraone egizio Ramesse II e il re ittita Hattusili III. Abbiamo più volte studiato la Costituzione italiana confrontandola con testi antichi come il codice di Hammurabi o con i principi del discorso di Pericle agli Ateniesi.

La nostra maestra ci dice sempre che è una delle più belle del mondo e abbiamo anche letto l’articolo 11, in cui è scritto che l’Italia ripudia la guerra. Allora, visto che siamo uno stato forte e industrializzato, non possiamo convincere gli altri a mettere nelle loro costituzioni un articolo come il nostro? Perché, se è così ben scritta, a volte sentiamo che la si vuole cambiare? Secondo lei se ogni Stato avesse una Costituzione come la nostra non esisterebbe più la guerra? Alcuni di noi hanno individuato delle parole che causano la guerra: soldi, territorio, risorse del territorio, odio“.

“Noi crediamo che se tutti la pensassero come noi bambini il mondo sarebbe bellissimo, più colorato, più pulito. Secondo noi se un paese ha un problema con un altro paese non dovrebbero fare la guerra, ma parlare per risolvere il problema.

In tutta la sua vita, lei ha mai pensato che la guerra fosse giusta? Lei ha mai partecipato ad una guerra? Secondo lei anche coloro che da adulti pensano che sia giusto fare la guerra, da bambini pensavano le stesse cose che pensiamo noi? Se è così, che cosa ti fa cambiare quando diventi adulto e non ti fa capire più che orrore è la guerra?

Noi siamo solo dei bambini e non possiamo sapere molto di queste cose, ma sappiamo che non vorremmo mai fare la guerra. Ci chiediamo perché gli adulti a volte sembrano non capire delle cose che sono semplici. Ad esempio tutti sappiamo che il fumo fa male. C’è una nostra compagna che è molto triste perché i suoi nonni fumano. Lei chiede loro di smettere, per il loro bene, ma non ascoltano e un giorno lei si è messa a piangere per questo motivo.

Anche rispetto all’inquinamento gli adulti non capiscono. Noi a scuola ne parliamo, andiamo a raccogliere i rifiuti. Puliamo il nostro parco. Ma come si fa a non capire che se non cambiano le cose tra qualche anno il mondo sarà molto peggio di così? A noi l’inquinamento preoccupa molto.

Grandi industrie non smettono di inquinare, perché dovrebbero impiantare dei macchinari che inquinano di meno e per farlo devono spendere dei soldi. I soldi sono il vero problema, forse se i soldi non esistessero non esisterebbe neanche la povertà“.

“Noi crediamo in lei perché ci sembra proprio una persona gentile e pensiamo che non farebbe mai la guerra per nessun motivo. Speriamo che lei legga questa lettera e trovi il tempo per rispondere. Noi pensiamo che scrivere questo testo, che contiene i pensieri di ognuno di noi, sia stata una bella occasione per riflettere sulla guerra. Un caro e affettuoso saluto dagli studenti della 4^ e 5^ e dalle maestre Roberta Passoni, Sabrina Borghesi, Chiara Proietti, Maria Teresa Mattei“.

Roberta Passoni: “Mattarella? Complimenti per il lavoro fatto e vicinanza ai bambini”

Roberta Passoni, al telefono, ha quindi ascoltato la voce della segretaria del presidente della Repubblica, che era comunque vicino a lei:

“Non pensavamo di ricevere risposta, cosa che invece è avvenuta. La segretaria personale dell’ufficio del capo dello Stato si è complimentata per il lavoro fatto e ha espresso la vicinanza di Sergio Mattarella ai bambini. Si è mostrato molto coinvolto e commosso per i loro pensieri”.

“Pensieri maturi che derivano da confronti su argomenti da adulti che si fanno in classe: “A inizio anno, i bambini in assemblea hanno chiesto di voler parlare di ciò che accade nel mondo e che a loro arriva naturalmente attraverso i media. Sentivano proprio questo bisogno di parlarne, quindi abbiamo attaccato alla parete una busta per le domande sulla guerra”.

“Ne hanno parlato anche nelle assemblee di classe e un giorno abbiamo capito che ad alcuni di questi quesiti, per esempio perché si fa la guerra, noi non saremmo riusciti a rispondere. Ci è venuto in mente quindi di scrivere a chi ha studiato più di noi. I bambini dicevano: noi siamo piccoli e capiamo che la guerra è un errore, perché gli adulti non lo capiscono? Così è stata scritta la lettera alla più alta carica dello Stato“.

Quando la maestra Passoni è tornata in classe e ha raccontato con chi aveva parlato al telefono, dai bambini è partito un boato come quando segna la propria squadra del cuore. Sergio Mattarella ha confermato la sua grande umanità e umiltà, ascoltando anche chi si sta per affacciare al mondo dei grandi e vorrebbe che questo mondo fosse diverso, senza guerre.

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