Leonardo Grimani, ex senatore e sindaco di San Gemini per dieci anni, è intervenuto pubblicamente sulla vicenda della messa a bando delle concessioni per lo sfruttamento delle acque minerali nel comune termale , prendendo posizione a difesa dell’operato della Regione Umbria e respingendo le accuse mosse da chi contesta la procedura. Lo fa con toni netti, smontando punto per punto le argomentazioni dei critici e richiamando il quadro normativo vigente.
“Appare incredibile l’attacco rivolto alla Regione dell’Umbria per aver fatto il proprio dovere in merito alle concessioni per lo sfruttamento delle acque minerali a San Gemini” — esordisce Grimani, che inquadra subito la questione sul piano giuridico. La pubblicazione del bando, spiega, non è una scelta discrezionale ma un atto imposto dalla legge regionale 7 del 2021, approvata nella precedente legislatura con due obiettivi precisi: tutelare il bacino idrico sul versante della ricerca e garantire al territorio la continuità del progetto industriale di imbottigliamento, considerato strategico per i livelli occupazionali.
Centrale, nella difesa di Grimani, è il tema del lavoro. L’ex sindaco sottolinea come le concessioni vengano attribuite sulla base di un progetto industriale capace di difendere l’occupazione esistente e, ove possibile, di ampliarla. Non solo: la stessa legge prevede premialità specifiche per i progetti che tutelino l’ambiente, orientati alla sostenibilità e alla riduzione della produzione di rifiuti. Un impianto normativo che, secondo Grimani, non lascia spazio ad interpretazioni alternative.
Proprio su questo punto si concentra la critica più diretta all’ipotesi di destinare le acque minerali a un uso diverso dall’imbottigliamento, come nel caso di un eventuale progetto privato di piscine termali svincolato dallo stabilimento. “Pensare di utilizzare concessioni per un progetto privato volto alla realizzazione di piscine termali svincolato dalla attività dello stabilimento è semplicemente non possibile dal punto di vista amministrativo” — afferma con nettezza Grimani. “Chi vuole investire sul territorio deve farlo partendo dallo stabilimento ovvero dall’attività centrale e primaria relativa allo sfruttamento dei marchi Sangemini.”
L’ex senatore precisa inoltre la natura del marchio Sangemini, ritenuto inscindibile dalla sua funzione industriale: “Il marchio Sangemini è destinato ad identificare l’attività industriale e non va confuso con un utilizzo di marketing promozionale per un investimento privato.” Un concetto che, nella sua lettura, esclude categoricamente l’uso del brand come leva per iniziative imprenditoriali di carattere privato, ancorché presentate come sviluppo territoriale.
Grimani si dice in linea di principio favorevole a qualsiasi forma di investimento sul territorio — “ci mancherebbe altro” — ma ribadisce un confine invalicabile: “Un progetto di questa natura non può avere alla base lo sfruttamento di un bene di tutti come è l’acqua minerale. Chi pensa che per fare le piscine, ovvero un’attività privata, si debba attribuire una concessione pubblica sa bene di dire una cosa che non sta in piedi in nessun modo.”
Particolarmente dura la replica alle critiche del sindaco di San Gemini e di alcuni suoi alleati politici, definita “del tutto sconcertante” in quanto rivelatrice, secondo Grimani, di “totale mancanza di conoscenza della legge e degli atti amministrativi che devono attuarla.” L’attacco si fa ancora più esplicito quando l’ex senatore chiama in causa una questione locale specifica: “Il sindaco dovrebbe pensare a dare spiegazioni ai cittadini per il grave fatto inerente il mancato incasso dell’IMU dovuta dai suoi familiari piuttosto che attaccare chi promuove corrette azioni amministrative.”
La polemica sulle concessioni idriche di San Gemini si inserisce in un contesto più ampio di tensioni attorno alla gestione delle risorse naturali in Umbria, dove il tema dell’acqua minerale come bene pubblico si intreccia con le prospettive di sviluppo economico locale e con la tutela dei livelli occupazionali legati all’industria dell’imbottigliamento.