Terni è stata protagonista ieri mattina della tappa locale della campagna nazionale “Ecogiustizia subito”, promossa congiuntamente da Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera. L’iniziativa ha portato l’attenzione pubblica sullo stato di avanzamento della bonifica del Sin Terni-Papigno, il Sito di Interesse Nazionale che si estende su circa 625 ettari e che, a più di vent’anni dall’avvio delle procedure, risulta ancora in larga parte contaminato. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), soltanto l’1% della superficie totale è stato effettivamente bonificato.
Il programma della giornata si è articolato in due momenti distinti. Alle 10.30, nel parcheggio antistante il vecchio campo da calcio di Papigno — chiuso dal 2001 in quanto ricadente nell’area del Sin — si è svolto un flashmob dal forte valore simbolico: una partita di calcio disputata davanti agli spalti di un impianto sportivo inaccessibile da oltre due decenni, diventato emblema della perdita di spazi di socialità per i residenti del quartiere.
Nel pomeriggio, alle 15.30, un secondo flashmob ha animato piazza della Repubblica, seguito alle 16.00 dalla firma del “Patto di Comunità” presso Palazzo Spada, sede del Comune di Terni, con la presentazione ufficiale delle richieste delle associazioni alle istituzioni locali.
Il Sin Terni-Papigno: un’eredità industriale pesante
Il Sin Terni-Papigno comprende l’acciaieria, gli ex stabilimenti elettrochimici e diverse zone di discarica che negli anni sono state interessate da molteplici forme di inquinamento industriale. Le sostanze contaminanti rilevate includono amianto, Pcb, polveri e metalli pesanti, con effetti documentati su suolo, aria e falde acquifere. La popolazione residente risulta ancora oggi esposta a questi agenti inquinanti, in assenza di una bonifica completa.
Nel corso degli anni sono state avviate attività di caratterizzazione ambientale, rimozione di terreni contaminati, gestione delle discariche e degli edifici industriali dismessi. È stato avviato anche un progetto di bonifica innovativo — il fitorimedio dell’ex discarica di Papigno — che prevede l’utilizzo di piante per estrarre i contaminanti dal terreno. Tuttavia, le associazioni promotrici sottolineano come queste iniziative non abbiano prodotto risultati sufficienti rispetto alla scala del problema.
Le richieste delle associazioni
Il documento sottoscritto durante la giornata impegna i firmatari su tre fronti principali: sollecitare tutte le azioni necessarie per pianificare e attuare la bonifica del Sin; monitorare il corretto utilizzo delle risorse pubbliche, la conformità alle procedure di appalto e l’avanzamento dei piani di risanamento; promuovere la riconversione industriale del sito nell’ottica della transizione ecologica, puntando su produzioni pulite, sicure e innovative, con particolare attenzione alla creazione di green jobs.
Il contesto economico e demografico del territorio rafforza l’urgenza dell’intervento: tra il 2019 e il 2023, oltre 8.300 imprese umbre hanno investito in progetti green, mentre la provincia di Terni ha registrato un calo demografico del 5%, segnale di una crisi strutturale che una bonifica e una riqualificazione del Sin potrebbero contribuire ad invertire.
Oltre alle sei organizzazioni promotrici della campagna nazionale, il Patto di Comunità ha visto la firma di ulteriori realtà locali: Il Castello di Papigno, il Comitato Sos Verde pubblico Terni, Mi rifiuto, Pensare il domani e Pro Natura Terni Aps. Tutte si impegnano a monitorare attivamente lo stato di avanzamento dei lavori relativi al Sin, costruendo una rete di presidio civico permanente sul territorio.
La lunga attesa
La città di Terni, storicamente nota come la “Manchester Italiana” per la sua vocazione manifatturiera, attende da oltre vent’anni che la propria eredità industriale venga messa in sicurezza, come condizione imprescindibile per coniugare competitività, innovazione e tutela ambientale.
“Questa cmapagna ha l’obiettivo di illuminare 42 siti inquinati dalle lavorazioni industriali in attesa della bonifca”, dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “L’obiettivo è quello di svegliare le istituzioni. Il 10 percento della popolazione ha diritto di vivere in un ambiente pulito. Magari investendo sulla transizione ecologica per produrre posti di lavoro verdi e abbandonando cicli produttivi che danneggiano l’ambiente. Terni-Paigno è da 25 anni nell’elenco dei siti da bonificare, ma solo l’1 percento è stato bonficato ei 625 ettari di terreno bonificati
Tommaso Sabatini, presidente di Arci provinciale dice. “”Questo territorio – dice – attende da 25 anni una bonifica. Abbiamo scelto il campo di calcio, perchè è stato tolto uno spaizo di socialità al territorio, proprio per questo mancato intervento”