Con la fine dell’inverno alle porte, per molte famiglie umbre iniziano nuove preoccupazioni legate al riscaldamento domestico. La Regione Umbria ha infatti avviato una vasta operazione di controllo sugli impianti termici, inviando circa 100mila avvisi di ispezione a cittadini che risultano non in regola con le autocertificazioni previste dalla normativa.
L’iniziativa viene gestita attraverso il Parco tecnologico agroalimentare 3A e ha l’obiettivo di verificare la corretta manutenzione delle caldaie, oltre a migliorare l’aggiornamento dei dati contenuti nel Curit, il Catasto unico regionale degli impianti termici.
Impianti irregolari in Umbria: quasi uno su tre senza certificazione
L’analisi dei dati del Curit evidenzia una situazione non semplice per il territorio umbro. Su circa 450 mila impianti termici registrati, quasi il 30% risulta privo del cosiddetto “bollino” di efficienza energetica, cioè la certificazione che attesta la regolare manutenzione dell’impianto.
Il fenomeno non è uniforme tra le due province della regione. La situazione più complessa si registra nella provincia di Terni, dove la percentuale di caldaie non certificate sfiora il 35%.
La provincia di Perugia, pur avendo il numero maggiore di impianti – oltre 243 mila – mostra un livello di irregolarità più contenuto, pari al 28,2%.
Questi dati evidenziano come il tema della manutenzione degli impianti domestici rappresenti ancora una criticità significativa per il territorio regionale.
I comuni con più irregolarità: Orvieto in testa
Analizzando i dati a livello comunale emergono differenze ancora più marcate. Il primato negativo spetta a Orvieto, dove quasi il 40% delle caldaie risulta privo di autocertificazione.
Valori superiori alla media regionale si registrano anche in altri centri umbri, tra cui:
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Assisi
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Narni
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Terni
In controtendenza, alcune aree della regione mostrano invece una maggiore attenzione alla regolarità degli impianti. L’Altotevere risulta infatti la zona più virtuosa: Città di Castello registra appena il 20% di impianti fuori norma, il dato più basso dell’Umbria.
Buoni risultati si registrano anche nei comuni di Spoleto e Gubbio, mentre Perugia si colloca perfettamente nella media regionale con un tasso di irregolarità pari al 29,5%.
Il problema delle “caldaie fantasma”
Non tutti gli avvisi inviati ai cittadini corrispondono però a una reale irregolarità. In alcuni casi si tratta di errori legati alla presenza nel sistema di impianti non più attivi.
Come spiega Pasquale Trottolini, presidente di Cna Costruzioni Umbria, esistono infatti le cosiddette “caldaie fantasma”.
Si tratta di impianti ormai dismessi o sostituiti che risultano ancora registrati nel sistema informatico, perché l’installatore non ha comunicato la rottamazione o la sostituzione. In queste situazioni il Catasto regionale continua a considerarli attivi, generando automaticamente l’avviso di ispezione.
Un altro caso riguarda le caldaie a biomassa, che richiedono comunque manutenzione ma non sono soggette all’obbligo del bollino di efficienza energetica. In queste circostanze il cittadino può evitare il controllo presentando la documentazione che dimostri la tipologia dell’impianto o l’avvenuta sostituzione.
Ispezioni a pagamento per chi non è in regola
Le verifiche previste rientrano nella normativa nazionale sugli impianti termici, in particolare nel Dpr 74 del 2013, che stabilisce controlli periodici per garantire sicurezza e corretto funzionamento delle caldaie.
Chi riceve l’avviso dovrà dimostrare di essere in regola con la manutenzione e con la certificazione dell’impianto. In caso contrario scatterà l’ispezione tecnica disposta dalla Regione Umbria.
A differenza della manutenzione ordinaria, che viene programmata direttamente dal proprietario dell’impianto, l’ispezione d’ufficio comporta un costo che sarà interamente a carico del cittadino. L’importo varia in base alla potenza della caldaia e alla tipologia dell’impianto.
L’operazione avviata dalla Regione ha un duplice obiettivo: garantire maggiore sicurezza energetica e ambientale e, allo stesso tempo, aggiornare e rendere più accurato il database del Curit, eliminando le informazioni obsolete presenti nel sistema.